Pignatella, sequestro di un fondo agricolo trasformato in parcheggio: un’altra tappa dell’indagine sull’abusivismo in costiera
Un vasto fondo agricolo situato a Pignatella, a due passi da Marina di Puolo, è stato sottoposto a sequestro preventivo dai Carabinieri della Compagnia di Sorrento. L’intervento, eseguito in mattinata, ha posto i sigilli a un’area formalmente destinata alla coltivazione e protetta da rigidi vincoli paesaggistici, che risultava trasformata in un parcheggio stabile per veicoli. Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, e rientra in una cornice investigativa già nota agli inquirenti.
L’operazione odierna segna una tappa cruciale di un’inchiesta avviata lo scorso marzo, ma con radici ben più risalenti ai mesi estivi, quando la situazione nell’area è finita al centro del dibattito pubblico e politico. Secondo quanto riferito, a dare impulso alle indagini sono state una serie di denunce pubbliche e sopralluoghi che hanno acceso i riflettori su trasformazioni illegali della zona. La pista investigativa ha visto il coinvolgimento attivo della magistratura e delle forze dell’ordine, con una collaborazione tra l’Aliquota Operativa NOR di Sorrento e l’Ufficio Antiabusi del Comune.
A imprimere una svolta all’indagine sono stati accertamenti tecnici e riscontri sul campo che hanno evidenziato una serie di opere abusive: chioschi per la biglietteria, tettoie, barriere mobili per regolare gli accessi e una pavimentazione in conglomerato cementizio, tutte realizzate senza permessi di costruire né autorizzazioni paesaggistiche. L’area ospitava ingenti strutture destinate al parcheggio, che proseguivano l’attività ben oltre la data di scadenza di una convenzione comunale, fissata al 31 ottobre 2025, che ne aveva autorizzato l’uso temporaneo.
La linearità dell’inchiesta è stata accompagnata anche da un filone parallelo che ha già visto in passato provvedimenti d’urgenza. Nei mesi precedenti, infatti, l’indagine aveva registrato sviluppo con il fermo disposto per tentata corruzione nei confronti di uno dei proprietari dell’area, un episodio che testimonia quanto gli interessi economici legati alla sosta nella costiera fossero ben radicati. Il sequestro odierno mira a bloccare l’ulteriore prosecuzione dei reati e a contenere il danno ambientale già provocato dall’alterazione del contesto paesaggistico e agricolo.
Al centro dell’inchiesta resta la responsabilità di chi avrebbe agito, secondo quanto emerso finora, in violazione delle norme urbanistiche e paesaggistiche. Come da prassi, gli interrogativi su ruoli, immagini e dinamiche restano affidati alle fasi preliminari dell’indagine: gli indagati continuano a godere della presunzione di innocenza, e ogni posizione dovrà essere valutata nelle sedi competenti. Il procedimento, attualmente in fase di indagini preliminari, potrà essere discusso dinanzi al Tribunale del riesame.
La vicenda rispecchia una tensione costante tra tutela ambientale e dinamiche economiche della costiera: un equilibrio delicato che, anche in questa occasione, richiede controlli stringenti e un’attenzione continua alle procedure autorizzative. Come emerge dalla ricostruzione pubblicata, tra gli elementi chiave dell’inchiesta c’è proprio la contestuale mancanza di permessi e la volontà di dare continuità a un’attività illegale non più tollerata. Secondo le informazioni disponibili e riportate da cronachedellacampania.it, la situazione ha trovato una risposta istituzionale concreta: il sequestro odierno, in attesa di ulteriori sviluppi, rappresenta una tappa necessaria per impedire che il danno ambientale possa aggravarsi ulteriormente.
