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Napoli: Cassazione conferma 30 anni a Salvatore Allard per l’omicidio dell’agente Attianese a Pianura

Napoli: Cassazione conferma 30 anni a Salvatore Allard per l’omicidio dell’agente Attianese a Pianura

Napoli – La Corte di Cassazione ha definitivamente confermato la condanna a 30 anni per Salvatore Allard, tra i rapinatori coinvolti nell’omicidio del poliziotto Domenico Attianese, avvenuto a Pianura mentre l’agente cercava di sventare una rapina in gioielleria.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la prima sezione della Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dagli avvocati di Allard. Per la stessa vicenda era già stata pronunciata una condanna in secondo grado: Giovanni Rendina è stato condannato a 30 anni il 10 dicembre 2025 e ha impugnato la sentenza, while la Corte di Appello di Napoli aveva confermato le condanne in primo grado in base alle richieste del pm antimafia Maurizio De Marco.

L’episodio risale al 6 dicembre 1986, quando Attianese, all’epoca non in servizio, intervenne in una gioielleria nel quartiere Pianura di Napoli nel tentativo di impedire una rapina alla gioielleria Romanelli. L’azione dell’agente si trasformò in una colluttazione durante la quale Attianese fu colpito mortalmente, un fatto destinato a restare nella memoria della patria istituzionale e della città. Le indagini, a lungo considerate chiuse, hanno avuto una svolta dopo l’impiego di nuove tecniche investigative che permisero di associare l’atto violento a un dettaglio fisico trovato nei reperti.

In particolare, gli investigatori sono risaliti a un’impronta su un portagioie recuperato all’interno di un borsone contenente parte del bottino dei rapinatori. L’impronta è stata attribuita, secondo le ricostruzioni ufficiali, al dito anulare della mano destra di Allard, ritenuto dall’autorità giudiziaria colui che avrebbe sparato a Attianese durante la colluttazione.

La chiusura della vicenda giudiziaria, con la conferma della pena più alta, arriva dopo decenni di dibattimenti e ricorsi, e sancisce un percorso che si è dipanato tra nuove evidenze investigative e processi di secondo grado. La ricostruzione fornita dagli uffici giudiziari, pur conservando cautela e rispetto per la presunzione di innocenza, collega l’azione criminale al singolo imputato tramite elementi tecnici che hanno retto anche al vaglio della Cassazione.

Il contesto è quello di una serie di reati complesse, dove la dinamica di un tentativo di rapina sfociò in un esito letale. L’attenzione degli inquirenti resta rivolta ai dettagli della vicenda: quale fosse preciso ruolo di ciascun partecipante, come si siano evoluti i passaggi processuali, e quali sviluppi possano derivare da eventuali ricorsi ulteriori. Restano quindi da chiarire eventuali dettagli residuali legati alle modalità dell’azione criminale e alle responsabilità individuali non ancora definitive.

La conclusione del percorso giudiziario sul caso Attianese appare dunque come una chiave di lettura fondamentale per comprendere come la giustizia abbia potuto fare luce su un cold case che ha attraversato decenni di attesa. Una chiusura che, nonostante il tempo trascorso, restituisce un’immagine chiara di chi ha deliberatamente scelto la violenza e di chi, dall’altra parte, ha cercato di fermarla.

Secondo la ricostruzione attuale, la Cassazione ha confermato la responsabilità di Allard e l’assegnazione della pena di 30 anni, consolidando una pagina dolorosa della storia di Pianura e della lotta alle rapine violente che hanno segnato un’epoca della sicurezza urbana napoletana.

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