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Napoli: Gratteri presenta jammer e reti da pesca contro i traffici in carcere; nove misure cautelari

Napoli: Gratteri presenta jammer e reti da pesca contro i traffici in carcere; nove misure cautelari

Gratteri mette a fuoco un doppio fronte: da una parte un’operazione contro il traffico di droga gestito all’interno di sette clan, dall’altra una ricostruzione serrata sui meccanismi retributivi che interessano la magistratura. L’intervento, esposto in una conferenza che ha affiancato l’esito dell’indagine alle nuove proposte di controllo nelle carceri, richiama l’attenzione su due scenari legati tra loro da una comune esigenza: garantire sicurezza interna alle strutture detentive senza drenare la fiducia pubblica nelle istituzioni. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’inchiesta illustrata ha portato a nove misure cautelari e ha fatto emergere un traffico di droga alimentato dall’uso di cellulari introdotti clandestinamente nelle celle.

Da Secondigliano ai margini delle alte sicurezze, Gratteri ha difeso la sperimentazione dei jammer nelle carceri, spiegando che si tratta di strumenti capaci di inibire le comunicazioni non autorizzate. «Da dieci anni chiedevo questa positiva sperimentazione dell’uso dei jammer in carcere e finalmente è andata a buon fine. Adesso ci saranno altre sperimentazioni in altre carceri», ha dichiarato, tracciando un primo e chiaro investimento della Procura nello stop alle telecomunicazioni come parte di una strategia più ampia. I dispositivi, ha chiarito, interferiscono con i segnali e rendono difficile l’uso improprio dei telefoni cellulari dentro le celle, mirando a interrompere la catena di contatti tra detenuti e ambienti esterni.

La questione, tuttavia, va oltre la tecnologia. Accanto al dibattito sulle misure di sicurezza, il procuratore ha affrontato il tema della controversia sugli arretrati ai magistrati, distinguendo tra una componente strettamente legale e un aumento di stipendio. «Si tratta solo di un adeguamento, dovuto per legge, di arretrati e non di aumento di stipendio», ha ribadito, ricostruendo i passaggi giudiziari che hanno riconosciuto diritti ai magistrati e relatando cifre spesso citate nel dibattito pubblico. Gratteri ha ricordato che una parte consistente degli importi viene trattenuta dal fisco, con una incidenza che, secondo lui, supera il 42-43 per cento, e ha fatto un confronto tra le cifre diffuse dai media e le stime ufficiali emerse dai ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato.

L’ombra della tecnologia sui trasporti illegali non è l’unico filo conduttore. Nel quadro della strategia di contrasto, il procuratore ha annunciato l’esame di una possibile contromisura contro i droni che veicolano droga e cellulari nelle carceri: reti da pesca da utilizzare come ostacolo al volo dei velivoli senza pilota. «Si sta pensando di utilizzare le reti da pesca», ha spiegato, evidenziando che i droni operano a quote elevate e tentano di deporre pacchi all’interno delle strutture dietro un filo. L’idea è chiara: impedire la consegna di materiale proibito e, al contempo, rafforzare i controlli per rendere più difficile la ricaduta di tali tecnologie nelle mani dei clan.

L’intervento di Gratteri ha toccato anche la dimensione territoriale: Napoli resta al centro di un dibattito non solo operativo, ma anche di comunicazione tra istituzioni e cittadini. Le proteste dei residenti attorno al carcere di Secondigliano per presunti disagi nelle telecomunicazioni hanno trovato una risposta ufficiale nelle verifiche svolte dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che ha dichiarato di aver ispezionato la situazione dopo le segnalazioni. Il magistrato ha segnalato come, nonostante la disattivazione temporanea del jammer, le proteste siano proseguite, definendole in parte strumentali e sottolineando che l’obiettivo resta quello di interrompere una strumentalizzazione mediatica pur preservando i servizi essenziali per i cittadini.

Due sono, secondo Gratteri, le direttrici da seguire: potenziare lo strumento penitenziario per ostacolare l’ingresso di sostanze stupefacenti e dispositivi elettronici e, parallelamente, chiarire il linguaggio pubblico sulle risorse destinate alla magistratura. Se da una parte la sicurezza interna richiede strumenti evoluti e protocolli più rigidi, dall’altra parte è indispensabile distinguere tra arretrati di legge e aumenti retributivi reali, evitando letture distorte che alimentino polemiche senza fondamento sui compensi dei magistrati.

In questo contesto, Napoli si pone come terreno di verifica di una metodologia che tenta di mettere ordine tra interessi pubblici divergenti: efficacia delle misure di controllo in carcere, salvaguardia della cittadinanza nelle comunicazioni quotidiane e chiarezza sull’interpretazione di norme retributive, una volta per tutte separate le parole dall’azione. Restano aperti i contorni di alcune indagini e i passaggi processuali che dovranno essere confermati dalle sedi competenti, ma l’impostazione condivisa dalla Procura è una: prevenzione, trasparenza e continuo aggiornamento delle strategie, per offrire una risposta reale al fenomeno della criminalità che agisce tra le mura e oltre, nel territorio.

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