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Napoli al centro di una rete di quadri d’epoca contraffatti smantellata: 10 indagati e 24 opere sequestrate

Napoli al centro di una rete di quadri d’epoca contraffatti smantellata: 10 indagati e 24 opere sequestrate

Napoli, smantellata la rete delle opere d’epoca contraffatte: una “fabbrica” di falsi che mirava a spacciare dipinti attribuiti a maestri ottocenteschi, tra cui la firma di Vincenzo Irolli.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e sviluppata sul campo dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, conta al momento dieci indagati. Le accuse mosse vanno dall’associazione per delinquere alla contraffazione di opere d’arte, dal ricettacompatibile all’esportazione illegale di beni culturali. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la rete avrebbe orchestrato l’intera “filiera” del falso, costruendo la credibilità di opere non genuine attraverso una gestione attenta delle attribuzioni e della commercializzazione.

Il blitz è scattato in diverse regioni, dal Nord fino al Sud, con 41 decreti di perquisizione locale e personale eseguiti dai nuclei territoriali dei Carabinieri operativi tra Napoli, Roma, Bari, Palermo e Perugia. Non colpiti solo i principali indagati: il dispositivo ha interessato una consistente galassia di antiquari, commercianti del settore e restauratori che orbitavano intorno al presunto network criminale.

Il bilancio provvisorio parla di 69 opere attenzionate, di cui 24 già poste sotto sequestro giudiziario per le valutazioni restorative e conservativi necessarie a stabilire attribuzioni e provenienza. In una fase in cui la verosimile falsificazione veniva resa credibile da una rete di contatti, gli investigatori hanno trovato un filo conduttore che attraversa più livelli del mercato: dalla comunicazione degli annunci agli acquisti, fino a una serie di consulenze tecniche finalizzate a rendere apparentemente solide le attribuzioni.

A orchestrare il meccanismo sarebbe stato un esperto del settore, con base tra la provincia di Napoli e quella di Salerno, indicato dagli inquirenti come il “deus ex machina” in grado di concedere una patina di autenticità alle riproduzioni. Accanto a lui, una struttura familiare e fiduciaria consolidata: la moglie curava la pubblicazione degli annunci e i contatti sulle piattaforme di ecommerce, mentre un amico fidato forniva le consulenze tecniche necessarie a confondere acquirenti e periti.

La frode operava ben oltre i canali tradizionali delle gallerie: 84 compravendite concluse su note piattaforme online e, soprattutto, l’esportazione illegale di nove dipinti finiti nelle collezioni di acquirenti ignari in Austria, Portogallo, Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio e Irlanda. Complessivamente l’impianto accusatorio contempla 25 capi d’imputazione, e gli accertamenti proseguono per mappare i flussi finanziari e individuare altre opere che potrebbero essere ancora sul mercato.

Le indagini, affidate alla magistratura oplontina, continuano per fare luce sui meccanismi di questa “fabbrica” della falsificazione. Oltre a chiarire l’origine delle opere e la loro provenienza, gli investigatori mirano a ricostruire i contorni economici del circuito, distinguendo con precisione tra fatti accertati e ipotesi investigative, e soprattutto a tutelare il patrimonio culturale senza travalicare i limiti della prudenza giudiziaria.

Note di contesto: l’azione testimonia quanto sia cruciale la collaborazione tra forze dell’ordine, magistratura e professionisti del settore per contrastare una realtà che, pur se artatamente celata, si aggira tra mercati legittimi e contatti online. Restano da approfondire i dettagli sulle procedure di attribuzione delle opere e sui passaggi futuri che potrebbero portare a nuove misure cautelari o a ulteriori sequestri, una volta completati i ricontrolli tecnici e le verifiche documentali.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’operazione sta già offrendo elementi utili per comprendere le dinamiche di un mercato dell’arte fortemente vulnerabile all’inganno, e rappresenta un monito per collezionisti e appassionati a muoversi con attenzione dinanzi a dipinti presentati come autentici ma non sufficientemente supportati da comprovate provenienze.

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