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Tram del Mare: se arriva o slitta, l’estate napoletana cambia passo

Il cantiere procede «senza sosta» e la previsione è entrare in servizio entro l’anno. L’alternativa è il ritardo: ecco benefici, rischi e misure pratiche per pendolari, commercianti e visitatori.

Tram del Mare: se arriva o slitta, l’estate napoletana cambia passo

Se il Tram del Mare sarà davvero in servizio entro l’anno, Napoli si troverà con un asse di trasporto nuovo sul lungomare; se slitta, l’estate e i pendolari rischiano un’altra stagione di cantieri e code.

Le autorità ribadiscono che il cantiere procede «senza sosta» e mantengono la previsione di entrata in servizio entro l’anno: è il punto di partenza per costruire scenari concreti. Il primo quadro possibile è quello del cronoprogramma rispettato: apertura parziale o totale entro i termini che ridisegna l’accessibilità del Lungomare, da Mergellina a via Caracciolo, alleggerendo bus e auto, migliorando i collegamenti con il porto e offrendo un beneficio diretto al turismo balneare e alla ristorazione lungo la costa.

In questo caso il plus economico non è solo simbolico. Un tram funzionante può spostare quote di domanda dal taxi e dall’auto al trasporto collettivo, ridurre i tempi di percorrenza casa-lavoro per chi arriva dalla provincia e dare respiro alle aree commerciali spossate da anni di lavori. Ma per trasformare l’opportunità in vantaggio reale servono scelte operative: integrazione tariffaria con le linee su gomma e metropolitane, apertura per fasi coordinate per non paralizzare interi tratti, stazioni temporanee e navette per assicurare l’ultimo miglio verso alberghi e spiagge.

Lo scenario alternativo — un ritardo nel cronoprogramma — porta invece costi evidenti e concreti. Cantieri più lunghi significano pressione ulteriore sulle viabilità alternative, maggiore uso dell’auto privata e congestione nei quartieri limitrofi come Mergellina e il Centro Direzionale; a rischio finiscono incassi di bar, ristoranti e noleggi estivi e cresce la vulnerabilità dei lavoratori pendolari, soprattutto chi effettua turni irregolari. Per ridurre il danno, il piano di contingenza deve prevedere corsie preferenziali temporanee, potenziamento delle linee marittime e navette, parcheggi di scambio ben segnalati e un calendario dei lavori che eviti i picchi festivi: strumenti pratici più efficaci del blando rimpallo di responsabilità.

Qualunque sia il futuro, la partita si gioca ora sulla governance: prefettura, Comune e gestori devono pubblicare nei prossimi giorni un programma chiaro delle aperture parziali, con monitoraggi settimanali visibili ai cittadini e misure compensative per i commercianti più esposti. Napoli vuole il tram e non vuole star ferma ad aspettarlo: la sfida è trasformare un’opera infrastrutturale in un vantaggio reale senza far pagare il conto ai pendolari e all’estate della città.

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