L’agguato mortale a Pimonte non può restare un fatto raccontato dai titoli e dimenticato il giorno dopo: chiede una risposta pubblica, rapida e coordinata, che metta insieme sicurezza e prevenzione sociale.
La notizia, riportata diffusamente dalla stampa locale, parla di un uomo ritenuto un ras dei Monti Lattari ucciso in pieno giorno. È indispensabile ricordare la presunzione d’innocenza: il profilo giudiziario sarà chiarito dalle indagini. Ma sul piano cittadino e metropolitano la domanda è semplice e urgente: come si evita che episodi del genere diventino la norma in territori dove tensioni criminali e frammentazione sociale si sovrappongono?
Le responsabilità sono collettive. La Questura e le forze dell’ordine devono riallineare risorse e strategie con la Prefettura e il Comune: non serve una risposta spettacolare, ma un piano operativo. Più pattugliamento mirato nelle fasce orarie di rischio, controlli sui flussi di armi e veicoli sospetti, coordinamento investigativo con la Procura sono strumenti necessari. Allo stesso tempo, è doveroso che il governo locale porti sul tavolo misure concrete di sorveglianza urbana e manutenzione degli spazi pubblici, affinché il territorio non diventi terreno neutro per chi coltiva violenza.
Ma la sicurezza non si costruisce soltanto con manganelli e telecamere. Serve investimento in prevenzione sociale: servizi per i ragazzi, politiche attive per l’occupazione nell’area dei Monti Lattari, sportelli per le famiglie in difficoltà, sostegno alle vittime e alle persone a rischio dipendenza. Le amministrazioni comunali e le agenzie regionali possono indirizzare risorse verso progetti che tolgano terreno all’illegalità, restaurando fiducia nelle istituzioni.
Infine, la comunità locale non può essere spettatrice: collaborazione con le forze dell’ordine, segnalazioni tempestive e percorsi di partecipazione civica sono fondamentali. Le istituzioni hanno il dovere di trasformare lo sdegno in decisioni concrete: non bastano le parole e i cordoni di nastro, servono piani, risorse e responsabilità condivise. Per Pimonte e per l’intera area metropolitana di Napoli, quella che si apre ora è una prova di governo pubblico della sicurezza che non può essere mancata.
