Attentato a Ranucci: il Riesame evidenzia modalità tipiche della criminalità organizzata
Un attacco studiato e condotto secondo criteri di matrice mafiosa. Questa è la conclusione che emerge dalla recente decisione del tribunale del Riesame di Roma, riguardante il tentato omicidio del giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto lo scorso 16 ottobre a Pomezia. I giudici hanno confermato le misure cautelari nei confronti dei quattro presunti esecutori materiali, sottolineando la serietà e l’organizzazione dietro l’azione.
L’operazione, infatti, si è caratterizzata per un’accurata pianificazione: “Un’azione programmata ed eseguita su mandato di un soggetto sovraordinato” scrivono i giudici. Il collegio presieduto da Rossella Prignani ha respinto il ricorso della difesa, ritenendo sussistenti le esigenze cautelari, confermando i timori di reiterazione del reato, basati non solo sull’azione stessa ma anche sulla modalità esecutiva, frutto di un piano criminale sofisticato.
Secondo la ricostruzione, i protagonisti di questa vicenda sono Antonio Passariello e Saverio Mutone, che avrebbero eseguito materialmente l’attentato, e Pellegrino D’Avino e la sua compagna Marika De Filippis, responsabili della fase preparatoria. D’Avino ha avuto un ruolo chiave nell’approvvigionamento dell’esplosivo, utilizzato per il raid contro Ranucci.
La tesi difensiva, secondo cui la posizione di D’Avino si baserebbe esclusivamente sulla geolocalizzazione, è stata decisamente rigettata. I giudici hanno ritenuto determinanti alcune conversazioni intercettate tra D’Avino e la sua compagna, che evidenziano una consapevolezza dell’azione pianificata, dimostrando che l’indagato non era ignaro degli obiettivi e delle finalità del sopralluogo svolto.
Ad accentuare la gravità della situazione è emersa la strategia adottata dal gruppo per sfuggire alle indagini, come la ricerca di microspie nel loro appartamento e i piani per far evadere Passariello. I giudici hanno valutato che, oltre al rischio di fuga e di inquinamento delle prove, esiste una rete organizzativa più ampia pronta a sostenere i responsabili in caso di scoperta.
Non meno rilevante è la posizione di Valter Lavitola, accusato di essere il mandante dell’attentato. I suoi legali hanno recentemente incontrato il loro assistito per preparare le sue dichiarazioni al Riesame, previsto per il prossimo 7 settembre. Lavitola, che ha già rilasciato ampie confessioni, dovrà chiarire ancora alcuni aspetti della vicenda, contribuendo a un quadro investigativo che continua a delinearsi con contorni inquietanti.
La sentenza del Riesame non solo ribadisce l’importanza della vigilanza contro tali atti, ma mette in luce le modalità operative e le dinamiche di una criminalità organizzata sempre più audace e interconnessa. In un contesto in cui la sicurezza dei cittadini e dei professionisti dell’informazione è messa a repentaglio, l’attenzione delle autorità deve rimanere alta.
