Quando un magistrato come Nicola Gratteri dice che la camorra si infiltra anche nel turismo di Napoli, non è un’allarmistica esagerazione: è un campanello d’allarme che chiede risposte concrete.
Parlare di criminalità e turismo nello stesso respiro può sembrare un ossimoro per chi ha imparato ad associare Napoli a bellezze, storia e accoglienza. Eppure il monito – riportato oggi dalla stampa locale – solleva un problema reale: la difesa dell’economia turistica non può limitarsi alla promozione degli scorci più fotografati. Serve prevenzione, controllo della filiera economica e trasparenza nelle proprietà e nelle concessioni che riguardano alberghi, affitti brevi, servizi guida e ricettività informale.
Prevenzione non vuol dire solo più telecamere o retate quando il danno è già fatto. Significa creare procedure di conoscenza e di contrasto: controlli amministrativi più stringenti sui requisiti per aprire strutture ricettive, verifiche patrimoniali sui proprietari di reti di b&b e affitti turistici, una banca dati condivisa tra Comune, Questura, Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate per risalire alle catene di proprietà che possono mascherare riciclaggio o rapporti con organizzazioni criminali. Vuol dire anche protocolli specifici per porti e approdi turistici, dove passano operatori stranieri e investimenti che meritano attenzione.
Al tempo stesso, la prevenzione passa per la responsabilità degli attori privati: associazioni alberghiere, tour operator, portatori d’interesse locali e la Camera di Commercio devono adottare codici di condotta, strumenti di due diligence per i partner e percorsi di formazione per riconoscere segnali di estorsione o proposte di «facilitazione» a pagamento. Il Comune, insieme alla Prefettura e alla Procura, può fare da regia per tradurre l’allarme in regole pratiche: sportelli antiracket dedicati al comparto turistico, segnalazioni anonime protette e procedure rapide per il sequestro amministrativo di beni quando emergono sospetti fondati.
La posta in gioco è duplice: difendere la sicurezza dei cittadini e tutelare l’immagine di una città che vive anche di turismo. Ignorare l’avvertimento del magistrato sarebbe un lusso che Napoli non si può permettere. Meglio allora prendere la sveglia sul serio: leggi locali aggiornate, collaborazione fra istituzioni e imprese e una cultura della trasparenza possono restituire serenità agli operatori onesti e impedire che la criminalità metta radici dove dovrebbe fiorire il lavoro e l’accoglienza.
