Quarantottesima edizione: numeri da cartolina (oltre 20.000 presenti), banchi stracolmi e una scenografia che trasforma la mozzarella di bufala in star locale. Di per sé è un bel segnale: cibo, comunità, economia che si muove. Ma la domanda fastidiosa che molti si pongono mentre si scatta l’ennesimo selfie è sempre la stessa: questa rassegna è il preludio di politiche vere o la solita sfilata di buone intenzioni confezionate per il weekend? L’evento organizzato da Coldiretti insieme al Comune locale ha saputo mettere in vetrina prodotto e abilità, ma mettere in vetrina non è la stessa cosa che mettere in sicurezza un’intera filiera.
La passerella delle istituzioni e il forum: parole o progetti?
Secondo quanto riportato da Repubblica, la manifestazione ha ospitato anche un forum dedicato al futuro della filiera bufalina e non sono mancati interventi di autorità, compresi i rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri Forestali. Perfetto: controllo del territorio, tutela e confronto pubblico sono elementi necessari. Ma l’ombra della ritualità resta. Interventi, tavole rotonde e dichiarazioni, poi? Raffaele Ambrosca ha rimarcato l’importanza dell’attenzione verso salute e qualità del comparto: una presa di posizione legittima e rassicurante per i presenti. Rimane però la differenza tra rassicurare un pubblico festante e tradurre quel consenso in scelte amministrative e risorse che durino oltre la domenica.
I veri interlocutori che contano sono i produttori, le famiglie che reggono la filiera e gli allevatori che vedono nella mozzarella una fonte di reddito e identità. Qui la politica locale e le organizzazioni di categoria non possono limitarsi alla scenografia. Sostenibilità ambientale, filiera corta, controllo della qualità e supporto economico sono parole d’ordine, ma devono diventare modalità operative: dai regolamenti al credito agevolato, dalla formazione alla semplificazione burocratica. E se non sono questi i temi concreti sul tavolo, il rischio è che la festa resti un grande spettacolo che non risolve il problema di chi lavora tutto l’anno.
Chi ha pagato il biglietto sociale di questa kermesse — residenti, operatori, chi compra quotidianamente il prodotto — merita di più di un buon piatto e di qualche promessa di circostanza. Serve un calendario di impegni verificabili, scadenze, responsabili delle misure annunciate. Se la festa della mozzarella vuole essere davvero simbolo di rinascita, cominci col pretendere che la politica e le istituzioni trasformino gli applausi in risultati misurabili. Altrimenti torniamo a casa con la pancia piena e le stesse vecchie domande: chi pagherà il conto quando il palcoscenico sarà smontato?