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Festa interrotta, città che s’indebolisce: la normalità della paura a Secondigliano

La notte bianca al Rione Berlingieri si è trasformata in fuga e terrore: una 'stesa' ha spazzato via musica e sorrisi. È il segnale di una gestione pubblica che continua a sottovalutare il problema sicurezza e la rassegnazione dei cittadini.

Di Nina Chirico9 Agosto 2026 - 08:307 ore fa 3 min di lettura
Festa interrotta, città che s’indebolisce: la normalità della paura a Secondigliano

La scena è semplice e tremenda: una strada piena di famiglie, bambini e musica che doveva celebrare il quartiere e invece si spegne sotto il rumore dei colpi. È successo al Rione Berlingieri, a Secondigliano, durante la notte bianca; una “stesa” ha trasformato il divertimento in panico e ha obbligato la gente a fuggire. Non è un dettaglio di cronaca da catalogare e poi archiviare: quando in una festa pubblica si tira fuori la pistola, crollano tutte le promesse di sicurezza e comunità che ci rifilano a colpi di comunicati stampa. Secondo quanto riportato, tra la folla c’è stato chi ha gridato, disperato:

“Sparano tra i bambini!”

Quella frase, urlata da una madre, non è retorica: è la fotografia di quel che succede quando la paura diventa routine. Bastano pochi minuti di terrore per rimodellare la percezione di un’intera area: i luoghi della vita quotidiana — piazze, feste di paese, strade — si trasformano in spazi dove il pudore civico lascia spazio all’istinto di sopravvivenza. E la responsabilità politica e amministrativa entra in gioco non come dettaglio accessorio, ma come nodo centrale. Se si organizzano eventi, è il minimo garantire che non diventino occasioni per esibizioni intimidatorie. Il Palazzo sotto il Vesuvio e il suo ufficio comunicazione non possono limitarsi alle foto dei tagli di nastro quando la scena reale restituisce il silenzio di chi ha paura.

Non è solo colpa della mala: è una questione di priorità pubbliche

Parlare di criminalità come se fosse un elemento naturale del paesaggio è comodo, ma non basta. È comodo per chi firma ordini del giorno e poi conta gli applausi, meno per chi paga le tasse e manda i figli a divertirsi in piazza. Serve una risposta organizzata: controlli mirati durante gli eventi, coordinamento reale tra forze dell’ordine e Prefettura — ossia il ruolo che dovrebbe svolgere Il Controllore di Cerimonie — e piani di prevenzione che vadano oltre il copia-incolla delle note stampa. Criticare è legittimo: se la scelta è quella di dare priorità all’immagine piuttosto che alla sicurezza concreta, la colpa è politica. Non sto imputando crimini a nessuno; sto dicendo che le scelte di programmazione e i ritmi amministrativi hanno conseguenze tangibili sulla vita delle persone. La rassegnazione è la vera vincitrice quando le istituzioni non rispondono con misure che i cittadini possono vedere.

Le famiglie di Secondigliano meritano risposte pratiche, non slogan. Vuol dire piani di sicurezza visibili durante le manifestazioni, illuminazione adeguata, percorsi di uscita chiari, presenza coordinata delle forze dell’ordine e, soprattutto, politiche sociali che riducano la periferia come bacino di tensione. È inutile proclamare amore per il territorio se poi si ignorano i segnali più evidenti. I cittadini non chiedono la militarizzazione degli eventi ma neanche la propaganda: chiedono il diritto di tornare a una piazza senza guardarsi continuamente le spalle. E finché la risposta sarà un post istituzionale invece di un piano efficace, le feste continueranno a rischiare di finire in fuga.