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Napoli choc: figlio e fratello di Sandokan condannati per terreni prestanome
Napoli trema ancora per l’ombra di Sandokan. Il giudice Federica De Bellis, Tribunale di Napoli, ha appena condannato il figlio Ivanhoe Schiavone a 7 anni e 4 mesi, e il fratello Antonio a 6 anni e 2.
La famiglia del boss dei Casalesi, Francesco Schiavone, non si arrende. Terreni agricoli intestati a prestanome, un gioco pericoloso per nascondere ricchezze al fisco e ai sequestri. Riciclaggio, autoriciclaggio, interposizione fittizia: queste le accuse della Dda napoletana.
L’inchiesta, partita nel 2024, ha scavato tra colloqui intercettati in carcere e bilanci patrimoniali. Pentiti come Nicola Schiavone, primogenito del capo, hanno aperto squarci. Ivanhoe, l’ultimo maschio libero, è finito in manette.
A Grazzanise, zona Torre Lupara, un terreno da 250 mila euro racconta l’inghippo. Intestato a un prestanome, ereditato dai figli. Pressioni su un affittuario per mollare il contratto.
“Mi hanno mandato gente a casa, dicevano di firmare o pentirmene”, racconta l’affittuario, voce tremante al telefono con gli agenti.
Altri cascano giù: Amedeo De Angelis a 4 anni e 5, Francesco Paolella a 2 e 11 mesi, Emilio Graziano a 2 e 8 con i domiciliari. La rete dei Casalesi resiste, tra campi di Terra di Lavoro e ombre su Napoli.
Ma quanti fondi ancora nascosti? La Dda stringe, la città osserva. E se fosse solo l’inizio?
