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L’attesa per Leone XIV a Napoli: da Giovanni Paolo II a Francesco
Napoli si prepara a tremare sotto lo sguardo di un Papa americano. L’8 maggio 2026, Papa Leone XIV atterrerà nel capoluogo partenopeo, primo Pontefice statunitense a calcare le sue strade affollate.
Non è la prima volta che un Sommo Pontefice sceglie Napoli per una visita pastorale. La città, con il suo caos quotidiano tra vicoli di Spaccanapoli e periferie come Scampia, ha accolto giganti della Chiesa.
Tutto iniziò con Giovanni Paolo II, nel 1979. Karol Wojtyła arrivò dal Santuario di Pompei e invase Piazza del Plebiscito. La folla urlava, il Vesuvio sembrava più vicino.
Undici anni dopo, nel 1990, Wojtyła tornò. Girò Napoli e provincia, toccando quartieri dimenticati. La gente lo acclamava dalle finestre, un’onda di bandiere gialle e bianche.
Poi, nel 2007, Benedetto XVI. Joseph Ratzinger, il teologo tedesco, scelse di nuovo il 21 ottobre. Piazza del Plebiscito ribollì per la sua messa. Napoli, con il suo sole tagliente, lo avvolse in un abbraccio rovente.
Papa Francesco seguì, due volte. Nel 2015, il 21 marzo, le suore di clausura lo assediarono festose nei vicoli del centro. Immagini che girarono il mondo. Quattro anni dopo, nel 2019, via Petrarca lo ospitò per un incontro teologico.
Sette anni dopo Francesco, tocca a Leone XIV. Robert Francis Prevost, secondo americano dopo Bergoglio. La città è in fermento: transenne già pronte, pullman di pellegrini da tutta Italia.
“È un momento storico per Napoli, la gente parla solo di questo nei bar di Forcella”, dice don Antonio Esposito, parroco di San Gennaro ai Fori. “Leone XIV porterà un messaggio forte sulle periferie, proprio qui dove il bisogno morde”.
Le autorità napoletane vigilano. Traffico bloccato, sicurezza massima. Ma Napoli è imprevedibile: un coro spontaneo, una Madonna portata a spalle, o un imprevisto che incendia i social.
Cosa dirà Leone XIV dalle balze del Maschio Angioino? Cambierà il volto di questa città mai domata? La tensione sale, Napoli trattiene il fiato.
