Terremoto giudiziario nell’Agro nocerino-sarnese: condanne richieste per il clan Fezza-De Vivo
A Salerno, la Direzione Distrettuale Antimafia ha avanzato richieste di condanna estremamente pesanti nei confronti dei vertici e degli affiliati del clan Fezza-De Vivo di Pagani. L’inchiesta descrive una rete criminale in grado di esercitare controllo sul territorio dell’Agro nocerino-sarnese attraverso mezzi coercitivi, estorsioni e traffico di droga, oltre a gestire il racket verso attività commerciali locali.
L’udienza della procura ha fatto emergere una cifra che mette in luce la portata dell’impianto accusatorio: oltre 820 anni di carcere complessivamente per 72 imputati che hanno scelto il rito abbreviato, mentre un troncone di 16 imputati procederà con rito ordinario. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, questo scenario riflette la complessità e la capillarità delle attività contestate all’organizzazione.
La cosca, secondo la ricostruzione dell’accusa, era strutturata in una gerarchia di capi storici, gregari e prestanome, con figure femminili ritenute a vario titolo parte del meccanismo di comando. Le indagini hanno dipinto una “holding” criminale in grado di imporre il proprio dominio mediante intimidazione, gestire piazze di spaccio e imporre il ricatto economico a imprenditori e attività commerciali della zona, mantenendo stabile il flusso delle risorse economiche illecite.
Tra i nomi di punta indicati dall’accusa, la richiesta più alta riguarda 20 anni di reclusione per Vincenzo Confessore, Antonio D’Auria Petrosino, Andrea De Vivo, Francesco Fezza e Graziano Petrone. La portata delle richieste non si limita a questi protagonisti: sono indicati anche altri componenti della catena decisionale e operativa, nonché diverse professionalità interne al gruppo, comprese le donne coinvolte nella struttura. Le decisioni della DDA hanno trovato il supporto operativo della involves tra la Squadra Mobile di Salerno e i Carabinieri, che hanno coordinato le attività d’indagine e raccolta degli elementi probatori.
Ora le difese avranno la parola: i legali chiamati a controbattere le argomentazioni dell’accusa dovranno replicare agli elementi portati in aula, prima che il giudice per le udienze preliminari emetta le prime pronunce. L’esito del procedimento, e le eventuali conteste, plasmeranno il quadro definitivo di responsabilità penale per ciascun imputato, all’esito di una fase processuale ancora in corso.
L’inchiesta, sviluppatasi tra Pagani e i comuni limitrofi dell’area, ha messo in luce una dinamica criminale capace di intrecciare la vita economica e sociale locale, con ricadute sull’ordine pubblico e sulla percezione di sicurezza nel territorio. L’attenzione resta rivolta non solo al merito delle imputazioni, ma anche al modo in cui le diverse tessere della rete hanno interagito per mantenere il controllo nel tempo e dentro un contesto geografico preciso.
In chiusura, restano da chiarire numerosi dettagli procedurali e sviluppi futuri della ricostruzione, con le prime pronunce attese nelle prossime settimane. Secondo l’analisi pubblicata dalla cronaca locale, l’indagine offre una finestra significativa sui meccanismi di una cosca radicata sul territorio e sull’impatto di una controversa articolazione criminale capace di convogliare potere ed economicità illecita.
