Napoli: yacht Cayman sequestrato, oltre 18 mesi in territorio UE e ipotesi di evasione da 572mila euro
In seguito a un decreto di sequestro preventivo emesso dalla Procura, è stata sequestrata un’unità navale battente bandiera Cayman. l’intervento è stato realizzato dalla Guardia di Finanza della Stazione Navale di Napoli insieme ai funzionari dell’Ufficio Antifrode Regionale della Direzione Territoriale Campania dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sulla base di una ricostruzione investigativa condivisa tra le due amministrazioni. Secondo quanto riferito da cronachedellacampania.it, l’operazione evidenzierebbe una gestione poco chiara della normativa sull’ammissione temporanea di beni nel territorio comunitario.
Secondo gli accertamenti, l’imbarcazione sarebbe stata tenuta a terra fino a pochi giorni prima del provvedimento e sarebbe stata di recente rimessa in acqua. L’urgenza del sequestro sarebbe scaturita dall’esigenza di proteggere le ragioni erariali e di predisporre eventuali sviluppi di natura confisoria, qualora l’indagine dovesse confermare profili di irregolarità.
L’ipotesi investigativa ruota intorno alla violazione del regime di ammissione temporanea. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, l’imbarcazione avrebbe permanuto nel territorio doganale dell’Unione Europea oltre il termine massimo di 18 mesi previsto, senza riesportazione né regolarizzazione mediante il pagamento dei diritti di confine. Per la Procura, tale condotta avrebbe comportato l’indebita fruizione del regime agevolato, con una stima di evasione pari a 572.000 euro.
Dalle verifiche sarebbe emersa anche una dichiarazione non veritiera presentata all’Autorità Portuale di Ostia dal legale rappresentante della sociatà armatrice, nello specifico nel documento di arrivo del naviglio da diporto. L’imbarcazione sarebbe stata indicata come proveniente da Hammamet, in Tunisia, il 15 maggio 2023. In realtà, la ricostruzione degli investigatori colloca l’unità nelle acque del Golfo di Napoli dal giugno 2022 all’ottobre 2026, con varo avvenuto il 20 maggio 2023 e con periodi precedenti di permanenza “a secco” presso il cantiere Marina di Torre Annunziata.
La direzione dell’indagine enfatizza la sinergia tra Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane e Monopoli, presentata come efficace esito del Protocollo d’intesa tra le due realtà. L’operazione, che al momento si inscrive nella fase delle indagini preliminari, potrebbe portare a sviluppi ulteriori: il sequestro è soggetto a convalida da parte del Giudice per le Indagini Preliminari e può essere impugnato dinanzi al Tribunale del Riesame. L’indagato resta, come principio, nelle reti della presunzione di innocenza e non è considerato colpevole finché non venga pronunciata una sentenza definitiva.
La vicenda, pur nella sua veste processuale ancora in evoluzione, evidenza quanto la cooperazione tra le due amministrazioni possa contribuire al contrasto delle frodi doganali e fiscali e al presidio della legalità economica. Rimane da chiarire ogni dettaglio delle interferenze tra dichiarazioni, movimentazioni e regimi doganali, ma la direzione intrapresa dalle autorità lascia intravedere un controllo più serrato su beni di pregio immatricolati in stati esterni all’Unione.
Nota: fonte originale dell’articolo e dei dettagli operativi è cronachedellacampania.it.
