Prescrizione scatta nel processo Eternit Bagnoli: la condanna a 12 anni svanisce, ma la battaglia per la salute e l’ambiente non si chiude
Napoli – La Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha stabilito che gli effetti penali della condanna inflitta all’imprenditore Stephan Schmidheiny per le morti legate all’amianto nello stabilimento Eternit di Bagnoli non si realizzeranno a causa della prescrizione. L’esito, confermato dall’organo giurisdizionale, lascia aperta una pagina cruciale ma non definitiva della vicenda giudiziaria e, soprattutto, non spegne la tensione civile intorno alla sanità pubblica e all’inquinamento dell’area.
La reazione delle parti civili è stata immediata, con Medicina Democratica che ha rilanciato la richiesta di una risposta legislativa concreta. L’associazione ha sottolineato come, a fronte di una sentenza che non nutre speranze di sanzioni penali, resti aperta la “questione ambientale” che grava sul territorio di Bagnoli e sul suo contado industriale. Secondo una prima ricostruzione, l’esito non mette fine al contesto di non conformità ambientale che dura dal secolo scorso e alimenta preoccupazioni sanitarie per la popolazione locale. “La giustizia ambientale non riceve ancora una volta una risposta esaustiva dalle aule di tribunale” è stata la lettura diffusa tra le associazioni coinvolte nella vicenda. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la strada verso una soluzione legislativa resta quindi centrale per chi chiede bonifiche definitive.
L’iter giudiziario ha evidenziato una serie di ostacoli che hanno allungato i tempi del processo. Tra i nodi più spinosi figurano lo scorporo del filone napoletano dal maxiprocesso Eternit di Torino e la richiesta di traduzione della sentenza di primo grado in tedesco, una modifica linguistica che ha contribuito ad una proroga di ulteriori mesi. In sostanza, la decorrenza della prescrizione è coincidita con una lunga fase di attesa e di rinvii che hanno portato alla cancellazione della condanna inizialmente prevista nei confronti del magnate svizzero.
Parallelamente resta centrale la questione della bonifica del litorale flegreo. L’associazione sostiene che non sia solo la vicenda Eternit a pesare sul territorio: l’intero polo industriale, che ha attraversato decenni di limiti ambientali, comprende Cementir e Italsider. Le scorie tossiche depositate in mare e nella colmata rischiano oggi di rimanere bloccate sotto un “capping” di cemento, senza una reale rimozione dei veleni. Una prospettiva che alimenta la consapevolezza che la questione non si chiude con un verdetto giudiziario, ma richiede interventi concreti sul piano ambientale.
I dati sanitari rafforzano l’allarme. Il Registro Tumori dell’ASL Napoli 1 traccia una fotografia inquietante: nel quartiere di Bagnoli persiste un picco di mortalità per mesotelioma e carcinoma ovarico superiore alla media cittadina e decisamente al di sopra del livello nazionale. Si registrano 2,3 casi di mesotelioma ogni 100.000 abitanti a Bagnoli, rispetto a una media italiana di 0,08. Numeri che testano la distanza tra l’esito delle aule giudiziarie e le conseguenze reali sul lungo periodo della popolazione, ancora esposta a rischi concreti anche dopo la chiusura formale di un processo.
La vicenda resta in attesa di sviluppi: oltre alla necessità di completare o ripensare le bonifiche, le parti civili chiedono una cornice normativa che impedisca, in futuro, che prescrizioni o lentezze processuali sottraggano alla giustizia strumenti efficaci per la salvaguardia della salute pubblica. In questo contesto, l’appello pubblico è chiaro: serve una soluzione concreta per la bonifica e una cornice legislativa capace di riconoscere e contrastare i rischi derivanti dall’inquinamento industriale, affinché cittadini e territorio non restino schiacciati tra vertenze legali e necessità sanitarie immediate.
