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Bacio Terracino: misure cautelari per Pecorelli e Culiersi; pentiti descrivono la rete Moccia al Rione Sanità

Bacio Terracino: misure cautelari per Pecorelli e Culiersi; pentiti descrivono la rete Moccia al Rione Sanità

Dal prezzo della morte alle alleanze di camorra: come il caso Bacio Terracino riemerge dai verbali dei pentiti

Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere rianima un caso lungo più di un decennio: Mariano Bacio Terracino, ex rapinatore freddato nel Rione Sanità di Napoli l’11 maggio 2009, torna al centro dell’attenzione giudiziaria grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e a nuove ricostruzioni della Dda. Secondo quanto emerge dagli atti, i contorni della rete criminale si discostano dall’idea di un solo autore: dietro l’efferato delitto ci sarebbe un sistema di potere articolato tra quartieri e famiglie rivali, con una tariffa della morte finora inimmaginabile per una camorra capace di gestire gli interessi dalla periferia al centro della città. La somma pattuita per provocare la distruzione di un rivale, in questo caso, sarebbe stata inserita in una logica di controllo territoriale e di assetti familiari.

La chiave di volta dell’inchiesta, come raccontano i verbali dei pentiti, è un intreccio che attraversa Afragola, Mugnano e Secondigliano, toccando da vicino il Rione Berlingieri e la Sanità, zone storicamente contese tra diverse famiglie. La ricostruzione indica che i Moccia avrebbero atteso una finestra di possibilità per intervenire su un territorio difficile da controllare, dove gioverebbero alleanze tra clan rivali e consorti di affari. Le indagini indicano che le trattative per ottenere l’appoggio necessario si sono consumate non lontano da Mugnano, in un covo dove sarebbero stati messi a punto i dettagli logistici per l’esecuzione.

L’esecuzione stessa, secondo le ricostruzioni, è stata orchestrata con una logistica precisa: una base di appostamento sui territori controllati dai Lo Russo avrebbe permesso di segnalare l’arrivo della vittima ai killer. Dal Lotto G, come riferito dai testimoni, sarebbero partiti i trafficanti di morte per prelevare l’obiettivo. Un dettaglio spiazzante emerge dai racconti: l’uomo incaricato di mandare a segno l’azione avrebbe chiamato per nome la persona da colpire, non conoscendone l’aspetto, e ciò avrebbe reso riconoscibile la vittima nel momento stesso in cui si voltò. Un errore che, per gli investigatori, ha evidenziato le difficoltà della criminalità nell’improvvisare con successo un colpo del genere.

La ricostruzione economica del delitto è altrettanto inquietante: una sproporzione tra la retribuzione all’esecutore e l’oneroso peso finanziario che i vertici del clan avrebbero assorbito per l’operazione. Da una parte, 500 euro sarebbero stati attribuiti al presunto sicario; dall’altra, una somma dell’ordine di sessantanovemila o più euro sarebbe stata elargita ai responsabili dell’organizzazione per l’azione complessiva. Questi dettagli emergono anche in registrazioni e nelle verifiche ambientali agli atti della Corte d’appello, che hanno dato riscontro a una parte delle dichiarazioni.

L’emergere di nuovi elementi non ha fermato l’incognita legata ai lati operativi dell’azione: durante il crono­logico inchiesta, gli affari di trasporto clandestino di armi e droga hanno costretto gli investigatori a ricostruire anche l’episodio di un fermo di polizia verificatosi poco prima o durante l’esecuzione, con sospetti sull’uso di veicoli appositamente predisposti per il carico illecito. Fonti interne alle indagini ricordano che una parte della cupola temeva l’effetto di un fermo di polizia che avrebbe potuto far saltare il piano.

Oggi la Dda continua a partecipare al mosaico investigativo: le nuove misure cautelari colpiscono figure chiave nelle reti di ascendenti e discendenti del ceppo camorristuo, tra cui Oscar Pecorelli, detto “o malomm”, ritenuto mandante, e Ciro Culiersi, indicato come l’uomo che guidò lo scooter usato nell’agguato. Anche se in passato erano stati registrati esiti giuridici diversi per altri soggetti coinvolti, gli inquirenti indicano che le rivelazioni raccolte tra i collaboratori di giustizia hanno contribuito a riaprire una pista giudiziaria ancora aperta.

La storia resta segnata da una serie di elementi da chiarire: la mappa delle alleanze, i passaggi tra i quartieri e le tappe della trasformazione delle dinamiche interne al clan, che hanno reso possibile l’esecuzione nonostante le misure di controllo emergenti. Restano da verificare i dettagli operativi e le eventuali responsabilità immediate di coloro che avrebbero orchestrato e protetto l’azione, nonché gli sviluppi del procedimento giudiziario che, secondo quanto riferito, proseguirà con ulteriori accertamenti.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la lente delle indagini continua a concentrarsi sui ruoli chiave e sulle reti interposte tra le diverse famiglie della camorra napoletana, nella consapevolezza che l’indagine sul caso Bacio Terracino possa offrire elementi utili a capire come si realizza la logistica della violenza criminale nel contesto metropolitano. Le autorità invitano a considerare quanto emerge con prudenza, ragionevole e fondato sui fatti disponibili, evitando di trarre conclusioni definitive finché le verifiche non saranno concluse.

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