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Campania

Cratere del Vesuvio, biglietti in mano ai bagarini: perché serve il ministero

Sotto il cratere del Vesuvio si assiste a un mercato parallelo dei biglietti: i visitatori segnalano bagarini attivi lungo i sentieri. La situazione rivela fragilità organizzative che richiedono un intervento ministeriale per arginare il fenomeno.

Cratere del Vesuvio, biglietti in mano ai bagarini: perché serve il ministero

Biglietti in mano ai bagarini sotto il cratere del Vesuvio: la cartolina turistica diventa mercato grigio, e Napoli rischia di perdere il controllo dei flussi se lo Stato non interviene.

La scena non è quella di un film, ma di una giornata d’estate al Parco Nazionale del Vesuvio: chi arriva a Torre del Greco o da Ercolano racconta di persone che propongono ticket fuori dai canali ufficiali. Sono segnalazioni ripetute, non dettagli giudiziari, ma bastano a mettere a nudo una serie di fragilità organizzative. Più che colpire i singoli venditori, è necessario capire perché il sistema lascia spazi così ampi al mercato parallelo.

Il primo punto è logico: la domanda supera l’offerta e il sistema di accesso è frammentato. Senza una biglietteria chiara e facilmente accessibile, con orari e punti vendita visibili e controllati, il turista si trova disorientato. Se a questo si aggiungono percorsi multipli d’accesso, assenza di tornelli o di punti di controllo all’ingresso e una presenza intermittente delle forze dell’ordine, il terreno è fertile per l’intermediazione informale.

Per questo motivo l’intervento non può restare locale. Serve il ministero competente per mettere ordine con misure uniformi: un sistema di prenotazione digitale centralizzato con fasce orarie, biglietti con QR code verificabili ai varchi, turnstiles o punti di controllo riconoscibili, e regole chiare per le autorizzazioni alla vendita. Non è solo una questione di repressione: controlli ben disegnati aumentano la sicurezza dei visitatori e le entrate destinate alla conservazione del Parco.

Accanto alla tecnologia servono provvedimenti pratici: intensificare i servizi di polizia locale e Corpo forestale nei punti critici, prevedere sanzioni amministrative per la vendita non autorizzata, potenziare i punti di informazione ufficiale in stazioni e porti e coordinare navette ufficiali che concentrino i flussi. Il modello deve essere nazionale ma attuato insieme ai Comuni interessati, per non scaricare il peso solo sulle amministrazioni locali.

Il Vesuvio è un patrimonio pubblico e turistico: lasciare che la gestione dei visitatori sia delegata al mercato informale è un errore che costa in sicurezza, immagine e risorse per la tutela ambientale. Il richiamo al ministero non è un gesto simbolico ma la richiesta di regole, strumenti e coordinamento che impediscano al cratere di diventare un mercato in mano a pochi.