La morte di un detenuto e il silenzio delle istituzioni: un caso che non si chiude
Nel febbraio 2025, il carcere di Bellizzi Irpino è stato teatro di un episodio tragico: la morte di Ciro Pettirosso, un detenuto di 36 anni affetto da diabete mellito di tipo 1. La causa del decesso, secondo l’autopsia, è un’insufficienza cardio-respiratoria acuta scaturita da uno scompenso metabolico severo, un evento critico per chi già si trova in una condizione di salute compromessa.
Da oltre un anno e mezzo, i familiari di Pettirosso, che si trovano nella difficile posizione di dover elaborare una perdita così grave, richiedono a gran voce risposte da parte della Procura di Avellino. La questione centrale riguarda la gestione della sua malattia durante la detenzione, in particolare la disponibilità degli aghi per l’insulina, strumenti vitali per qualsiasi paziente diabetico. Nonostante questi dispositivi non fossero vietati, le famiglie denunciano che la burocrazia del carcere avrebbe ostacolato il loro accesso tempestivo, sollevando interrogativi inquietanti sull’efficienza dei servizi sanitari al suo interno.
Un ulteriore elemento di inquietudine è dato dalla possibile presenza di THC nel corpo di Ciro, sollevando interrogativi sul modo in cui una sostanza del genere possa essere entrata nel carcere. Questa questione ha suscitato l’attenzione del Parlamento, dove è stata presentata un’interrogazione al ministro della Giustizia, Carlo Nordio. La risposta, però, è stata ambigua: le cause del decesso sono ancora in fase di accertamento, indicandone un drammatico ritardo nel chiarire una vicenda già complessa.
A fare da portavoce alla famiglia, gli avvocati Amedeo Di Pietro e Vittorio Guadalupi non hanno perso tempo nel sottolineare l’importanza di una verità, che deve essere svelata fino in fondo. “Se una persona muore sotto la custodia dello Stato, ogni dubbio deve essere chiarito”, affermano, sottolineando l’urgenza di una riflessione più ampia sulla responsabilità delle istituzioni nel garantire cure mediche adeguate ai detenuti con patologie croniche.
La morte di Ciro Pettirosso non rappresenta solo una tragedia personale, ma un campanello d’allarme sulla vulnerabilità dei detenuti e sull’insufficienti interventi in materia di salute all’interno del sistema penitenziario. Mentre la famiglia continua a cercare risposte, la società è chiamata a riflettere: quali garanzie possono essere fornite per evitare che simili episodi si ripetano? Il dibattito è appena all’inizio.