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Sorrento nel caos: «Sistema» un abisso senza fine come Pozzo San Patrizio
Sorrento trema ancora. Nove persone nel mirino del “Sistema Sorrento”: sette ai domiciliari, due cacciati dalla Campania, 371mila euro sequestrati. La Guardia di Finanza di Massa Lubrense ha colpito duro ieri mattina, su ordine del gip di Torre Annunziata.
È passato un anno esatto da quel 20 maggio 2025. L’ex sindaco Massimo Coppola e un fedelissimo sorpresi con una tangente per la mensa scolastica. Da lì, l’inchiesta della Procura ha scavato senza sosta. Ora salgono a 21 gli indagati.
Ai domiciliari finiscono nomi pesanti. Giovanni Coppola, barbiere di 86 anni, accusato di fare da intermediario per assunzioni facili al Comune. Vincenzo Sorrentino, commercialista ed ex consigliere, figura chiave vicino all’ex primo cittadino. Mariagrazia Caiazzo, dirigente comunale che avrebbe passato i test d’esame in anticipo. Marco De Martino, funzionario amministrativo. E poi gli imprenditori Raffaele Guarino della Kidea e Giuseppe Razzano di “Comunicando”. Più il giornalista Antonio Gnassi, in commissioni truccate per il Natale sorrentino.
Divieti di dimora per Gennaro Esposito, il geometra “Zezzè Zezzè”, e Raffaele Nitti, imprenditore. Coinvolti in appalti per il brand Sorrento, il Teatro Tasso e lo stadio Italia, quel gioiello da 5 milioni di euro per la Lega Calcio. Sequestro chiesto ma respinto dal giudice.
Un carabiniere della Finanza, uscendo dal blitz, ci ha detto: “È come un pozzo senza fine, qui a Sorrento. Ogni livello ne nasconde un altro, ma andiamo avanti”.
Le accuse? Corruzione, appalti pilotati, assunzioni a pagamento tra 15 e 20mila euro. Soldi bloccati anche per Coppola senior, 200mila, e un altro indagato da 171mila, il cosiddetto “sensitivo”. Tutti ai domiciliari fuori regione per il filone principale, ma utili alle indagini.
Sorrento, perla della Penisola, tra limoneti e turisti. Ma sotto, un sistema che puzza di marcio. Quanti altri nomi salteranno fuori? La città trattiene il fiato.
