Tamponato sull’Asse Mediano, scende dall’auto e viene massacrato di botte. È la tragica sorte di Raffaele Selva, calciatore del Don Guanella Scampia e padre di tre bimbi, vittima di una rapina brutale a Napoli.
L’episodio è avvenuto ieri sera, direzione Casoria. Selva guida tranquillo quando un’auto lo tampona di proposito. Scende per controllare i danni, e lì parte l’inferno. Un gruppo di giovani lo circonda, lo colpisce al volto e alla testa. Pugni e calci senza sosta, nel buio di quell’arteria troppo spesso teatro di incubi simili.
Le ferite sono gravi. Punti di sutura al naso, al mento e dietro la nuca. Peggio la mano destra: tendine rotto, lesionato in un punto così delicato da non essere operabile. Selva ha lottato per difendersi, ma contro più persone non c’era storia.
Napoli trattiene il fiato. L’Asse Mediano, questa strada maledetta tra caselli e zone isolate, pullula di denunce per rapine agli automobilisti. Semafori, curve buie: posti perfetti per la tecnica del tamponamento. Tre anni fa, lo stesso Selva era stato preso di mira, con la moglie incinta in auto.
«Ringrazio Dio che ero solo e non con la mia famiglia», ha confidato l’amico che ha raccontato tutto al deputato Francesco Emilio Borrelli.
Un amico della vittima ha sporto denuncia. Le forze dell’ordine indagano, ma l’urgenza è palpabile nei quartieri intorno: Scampia, Casoria, la gente comune che ogni giorno sfida quel tratto killer.
Non scendere mai subito dall’auto in caso di urti sospetti. Chiama i soccorsi. Ma basterà? Quanti altri padri di famiglia dovranno pagare il prezzo di una strada lasciata alla mercé di bande? L’Asse Mediano aspetta risposte, mentre la paura stringe l’acceleratore.


