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Secondigliano sconvolta: bacio killer scatena agguato su nipote boss Lo Russo
Un bacio traditore, poi il massacro. A Napoli, nel cuore pulsante del rione Siberia a Marianella, un killer ha salutato la vittima con affetto prima di scatenare l’inferno.
Era il 17 aprile. Quadrante Nord della città, zone dove i clan scrivono le loro faide con il sangue. Vincenzo Lo Russo, nipote dei capi dei “Capitoni di abbascio Miano”, cammina tranquillo. Uno dei due aggressori lo avvicina. Sorriso, stretta di mano, bacio sulla guancia. Come vecchi amici.
Poi l’agguato. Lo accerchiano. Colpi con il calcio della pistola. Un casco che piomba sulla testa. Schiaffi, calci. E i proiettili: più spari ravvicinati. Lo Russo crolla, ma sopravvive. Ferite gravi, ma vivo.
Il clan Lo Russo? Smembrato da anni di blitz, dicono i carabinieri. Eppure, quel litigio in carcere non era finito. Qualcuno voleva pareggiare i conti. Dentro o fuori le sbarre.
I carabinieri della Compagnia Vomero, su ordine della Dda, piombano su due indagati. Concorso in tentato omicidio, porto d’arma, metodo mafioso. Fermati grazie a telecamere e intercettazioni. Un terzo uomo? Latitante.
“Abbiamo rivisto tutto al rallentatore sulle immagini di videosorveglianza”, racconta un ufficiale dei carabinieri. “Quel bacio era il segnale. Gravi indizi contro di loro”.
Marianella tiene il fiato. Rione Siberia, vicoli stretti e occhi ovunque. La vittima tace, reticente. Ma Napoli sa: le vendette non dormono mai.
E ora? Il terzo fugge. I Lo Russo risorgeranno? O è solo l’inizio di un’altra guerra?
