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Banda dei bancomat smascherata a Napoli: l’incredibile fuga svelata sotto i riflettori!
Caivano – “Una banda spietata che colpisce nel cuore della notte, creando panico tra i cittadini.” Così il procuratore Domenico Airoma descrive i dieci membri della gang Ahmetovic, ora in carcere per una serie di furti clamorosi tra Napoli, Caserta e Salerno. Scotland Yard non è di casa qui, ma i Carabinieri hanno effettuato un’indagine degna di un thriller.
La gang entrava in azione con una precisione da orologio svizzero, prendendo di mira soprattutto gli sportelli bancomat e le sale scommesse. “Ci hanno preso di mira, è una vergogna”, lamenta un gestore di una sala giochi di Afragola, visibilmente in ansia.
Negli ultimi mesi, la famigerata banda ha messo a segno circa 70 colpi. Una rete di complicità locale ha permesso loro di agire impuniti, rifugiandosi nel campo rom di Caivano, dove nove dei dieci membri della gang trovano dimora. “Sapevamo che qualcosa non andava, ma non ci aspettavamo una rete così fitta”, afferma un cittadino del quartiere.
I carabinieri hanno tracciato le abitudini della banda, che partiva dal loro covo a bordo di auto rubate e noleggiate. Giancarlo Laezza, l’unico estraneo alla famiglia rom, gestiva i piazzali di Afragola e Acerra. La loro routine prevedeva una sosta obbligatoria a un distributore di carburante, il Go Fuel sulla statale 162, dove si rifornivano mentre già incappucciati. “Sapevamo che qualcosa non andava, ma non potevamo immaginare che stessero preparando colpi del genere”, osserva un passante.
Dopo ogni assalto, tornavano al campo rom, dove smontavano le prove. Le carcasse dei bancomat e gli attrezzi venivano abbandonati in un canale attiguo, mentre i vestiti usati per i colpi venivano custoditi come trofei, riproponendo sempre lo stesso outfit per non farsi riconoscere.
Le forze dell’ordine hanno potuto identificare i membri della gang grazie a video di sorveglianza e intercettazioni. “Erano abitudinari, usavano sempre gli stessi vestiti. È stato questo a tradirli”, spiega un investigatore. E nonostante i volti coperti da passamontagna, ogni dettaglio ha contribuito a incastrarli.
L’apice della loro astuzia? Colpire i centri scommesse, dove le macchinette cambiavalute nascondono somme modeste, ma facilmente accessibili. “Ci siamo sentiti vulnerabili”, dichiara un proprietario di un centro scommesse, scosso per l’accaduto.
Mentre i fermi di Pg attendono la convalida del Gip, le domande restano in sospeso. Quanti altri banditi operano indisturbati? Qual è il confine tra la legalità e la criminalità in un contesto così complesso? La vita nei quartieri di Napoli e provincia continua, mentre i cittadini si interrogano su come proteggere le proprie proprietà e la propria sicurezza.
