Editoriale
Strage nell’Agro Nocerino: il boss di Sarno e la sua “Rosy Abate” nel caos totale
Dal carcere di Spoleto ai vicoli stretti dell’Agro Nocerino, un intricato sistema di messaggi, armi e alleanze internazionali tiene in scacco il territorio. Sotto la lente degli inquirenti, il “Masticello”, alias Nicola La Rocca, malgrado i muri di cemento, continua a dirigere le operazioni di una finanza criminale che fa tremare.
La Rocca, trentaseienne di Sarno, è considerato il boss indiscusso di una delle associazioni più temute del traffico di stupefacenti. Le intercettazioni parlano chiaro: dalla cella di massima sicurezza, orchestrava la movimentazione di cocaina e hashish, impartendo ordini come se nulla fosse. “Era in grado di coordinare le attività illecite del gruppo”, attesta un ufficiale delle forze dell’ordine che preferisce rimanere anonimo.
I soprannomi rispecchiano il timore diffuso: “Masticello” e “Dante Mezzanotte” evocano il potere e la ferocia della vecchia camorra. E quando le operazioni falliscono, è La Rocca che, dalla sua cella, si fa sentire. “State in campana, ripulite tutto”, avverte ai suoi dopo l’arresto di un corriere.
Ma se il cervello del gruppo è rinchiuso, sul campo le cose non si fermano. Annapaola Spinosa, compagna di La Rocca, emerge come una figura centrale. Non è solo una figura marginale; è la “messaggera delle direttive” e la “cassiera del gruppo”. “I soldi della cassa non si toccano”, ordina in un’intercettazione. La sua autorità è tale che molti la paragonano a una star del crimine: “Masticella” o addirittura la “Rosy Abate” del clan.
Accanto a lei, Giovanni Stellato, il “Giovanniello”, funge da braccio destro. È lui che gestisce i contatti con i grossisti albanesi e si occupa di armamenti. Dall’altra parte, Antonio D’Angelo, noto come “Maradona”, ha il compito di controllare il traffico locale, ma i suoi sguardi sono rivolti oltre i confini nazionali. Le intercettazioni raccontano di acquisti di armi e di spaccio meticoloso: “Dobbiamo far scendere i pezzi dalla Croazia” è un ordine che riassume l’urgenza di un lavoro orchestrato nei minimi dettagli.
Ma c’è di più. Gli investigatori scoprono che il clan non si limita a trasferimenti clandestini. Durante un summit in una rivendita di materiale edile a Sarno, i protagonisti discutono di piani per l’importazione di grosse quantità di droga, mescolando traffico di stupefacenti e cementificazioni illegali. “Controlliamo il mercato” è il ritornello di chi lavora nell’ombra.
La forza del gruppo risiede nella sua duplicità: traffico all’ingrosso e controllo minuzioso nei rioni popolari. Le vendite tra i vicoli del Parco delle Rose avvengono alla luce del giorno: “Un grammo a 25 euro”, si sente dire da un venditore. Un impero che somiglia incredibilmente a una corporation, ma fondata su violenza e intimidazione.
L’Agro Nocerino è sotto assedio. La spirale di potere e paura si stringe sempre di più, e il controllo del territorio è una battaglia continua. Tuttavia, il volto di questo impero rimane ancora in parte avvolto nell’ombra. Chi sarà il prossimo a cadere? Come reagirà la comunità alla crescente pressione? Il dibattito è aperto.
