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Sicurezza stradale a Napoli: promesse elettorali o rattoppi pericolosi?

Le proposte di Martusciello sulla mobilità puntano su telecamere e controlli, ma Napoli non ha bisogno di annunci: servono progetti chiari, risorse e responsabilità. Tra burocrazia, enti slegati e servizi che arrancano, la città rischia di tacere davanti a tragedie prevedibili.

Di Nina Chirico3 Agosto 2026 - 09:2518 minuti fa 2 min di lettura
Sicurezza stradale a Napoli: promesse elettorali o rattoppi pericolosi?

La proposta di Martusciello per le comunali — più monitoraggio, più controlli, qualche intervento infrastrutturale — arriva come l’ennesimo colpo di spugna su un problema che da anni si trascina senza vera strategia. Napoli vive il paradosso di una città che applaude i piani sulla carta mentre le strade continuano a mietere incidenti e a trasformare pedoni e ciclisti in numeri di un bollettino serale. Non è polemica sterile: è frustrazione cittadina. I segnali di allarme non mancano, eppure il dibattito resta intrappolato tra annunci e competenze frammentarie. Se Il Palazzo sotto il Vesuvio non riesce a coordinare cantieri, segnaletica, manutenzione e controlli, tutte le telecamere del mondo serviranno a immortalare la prossima tragedia, non a evitarla.

Il problema non è la tecnologia, è chi la governa

Parlare di sistemi di monitoraggio e di aumento dei controlli è comodo: suona moderno e dà la sensazione di azione immediata. Ma senza una regia chiara — e senza che organi come Il Controllore di Cerimonie e La Ditta delle Promesse si mettano d’accordo su priorità e risorse — ogni progetto resta un pezzo scollegato. E non dimentichiamo i servizi: I Bus con il Pilota Assistente arrancano tra mezzi fatiscenti e orari poco credibili; la manutenzione delle carreggiate è episodica; La Porta Affollata e Il Molo delle Occasioni continuano a essere punti critici per i flussi pedonali e veicolari. Quindi la domanda è semplice: vogliamo solo “più controlli”, o vogliamo una visione che redistribuisca responsabilità, impegni finanziari e tempistiche reali? Le risposte burocratiche che abbiamo sentito finora non stanno risolvendo nulla.

Chi vive la città ogni giorno — famiglie, pendolari, commercianti — non chiede solo telecamere: chiede marciapiedi sicuri, attraversamenti protetti, illuminazione decente, percorsi ciclabili pensati e un trasporto pubblico che non sia un parcheggio di promesse. Coinvolgere associazioni e cittadini è utile, ma non basta se i piani restano confinati ai tavoli e non si traducono in cantieri ordinati e controllabili. Se poi il progetto dipende da risorse promesse da La Ditta delle Promesse, meglio prepararsi al solito balletto: annunci, rinvii, rattoppi estemporanei. Il risultato è che la responsabilità si dissolve, ma il rischio di incidenti no.

Criticare non è rifiutare ogni proposta: è chiedere serietà e priorità. Il problema è che la politica locale continua a misurare l’action sui titoli di giornale, non sugli scogli dove le gomme si squarciano e le famiglie piangono. A questo punto la domanda va a Martusciello e soprattutto a Il Primo Cittadino (con traffico incluso): volete affrontare la sicurezza come una policy strutturale o continuerete ad affidarla a pacchetti mediatici? Napoli merita meno palliativi e più responsabilità organizzata. Se la risposta è ancora “ne parliamo”, prepariamoci al prossimo incidente annunciato.