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Allarme inquinamento a Torre Annunziata: sigilli al cantiere navale
Sigilli a un cantiere navale a Torre Annunziata: veleni nel Sarno fermati da un blitz lampo.
Torre Annunziata, 11 maggio 2026. All’alba, i carabinieri del NOE di Napoli e la Guardia Costiera di Stabia piombano su 15mila metri quadrati di Izzo Mare Srl. Sequestro preventivo. Motivo: inquinamento diretto nel mare e nel fiume Sarno.
Le ispezioni non lasciano scampo. Acque di dilavamento che scorrono libere verso il Tirreno, senza filtri. In un’altra zona, vasche abusive piene di scarti. Dentro i capannoni, falegnamerie e resine trattate all’aperto, senza l’Autorizzazione Unica Ambientale.
Rifiuti speciali ammucchiati alla luce del sole. Un disastro per l’ecosistema costiero, a due passi dalle spiagge oplontine.
“L’acqua piovana trascinava tutto dritto in mare, un rischio costante per la fauna e i bagnanti”, spiega il capitano della Guardia Costiera di Stabia, al termine del blitz.
L’operazione arriva dalla Procura di Torre Annunziata, in sinergia con ARPA Campania. Fa parte di un piano più grande, siglato tra procure di Avellino, Nocera e qui, per bonificare il Sarno. Quel fiume martoriato da anni di scarichi illegali, che i napoletani conoscono fin troppo bene.
Napoli e la sua area oplontina tengono il fiato sospeso. Quartieri come questi vivono di mare, ma pagano il prezzo delle irregolarità. Turisti e pescatori allarmati: chi controlla davvero?
I sigilli sono scattati. Ma il monitoraggio continua lungo la costiera sorrentina. Quanti altri cantieri nascondono veleni simili? I cittadini aspettano. E pretendono risposte.
