Editoriale
Napoli sotto choc: pm sul giallo Vassallo, «Cagnazzo coinvolto certo»
Salerno trema ancora per l’ombra dell’omicidio Vassallo. La Procura antimafia ricorre in appello: il proscioglimento del colonnello Fabio Cagnazzo è “censurabile”.
I pm Elena Guarino e Raffaele Cantone non ci stanno. Hanno depositato 25 pagine di ricorso contro la decisione del gup Giovanni Rossi, datata 27 marzo. Quel verdetto ha scagionato l’ufficiale dei carabinieri dall’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, ucciso nel 2010 nel cuore del Cilento.
L’inchiesta è un mattone dopo l’altro. 1036 pagine del Ros. 434 della richiesta di misure cautelari. 409 dell’ordinanza del gup. Prove che, secondo la Procura, il giudice ha liquidato in appena cinque pagine.
Elementi indiziari gravi, precisi, concordanti. Ignorati. Soprattutto il depistaggio. Il colonnello avrebbe inquinato le indagini fin da subito, con un accordo preventivo con gli esecutori.
“La sentenza appare ampiamente censurabile, preclude la verifica dibattimentale e ignora elementi che dimostrano il coinvolgimento oltre ogni ragionevole dubbio”, tuona il ricorso dei pm.
Nel Cilento, la memoria di Vassallo brucia. Il sindaco ambientalista, simbolo di legalità contro abusi e camorra. Pollica e Acciaroli, quei borghi tra mare e colline, attendono risposte da 14 anni.
Cosa nasconde quel lasso di tempo tra il delitto e i primi depistaggi? Perché tante pagine investigative finite nel nulla?
La Corte d’Appello di Salerno ora decide. Vassallo riposa, ma il caso no. Chi ha premuto il grilletto? E chi ha coperto le tracce?
