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Napoli sconvolta: Tamarisco assolto da mandante nel giallo Sorrentino
Omicidio Sorrentino, due ergastoli buttati nel cestino: Tamarisco assolto a Napoli.
Torre Annunziata trattiene il fiato. Dopo vent’anni di ombre e processi, Francesco Tamarisco esce pulito. La Corte di Assise di Appello di Napoli lo assolve: non è il mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino, la mamma-coraggio falciata da un killer il 26 marzo 2004.
Era una donna comune, Matilde. Viveva nei vicoli stretti di Torre Annunziata, quella zona vesuviana dove il puzzo di salsedine si mescola alla polvere dei cantieri abusivi. Aveva denunciato il racket delle estorsioni. Puntava il dito contro i clan. E pagò con la vita: due sicari la centrarono mentre tornava a casa, sotto gli occhi attoniti del quartiere.
Due ergastoli contro Tamarisco, uno in primo grado, l’altro confermato. Ma ieri l’appello ha ribaltato tutto. Prove insufficienti, dice la sentenza. La pm aveva insistito: “Tamarisco orchestrava tutto dal suo giro di affari loschi”. Niente da fare. Assoluzione piena.
“È una vittoria della verità, dopo anni di calvario”, dice l’avvocato difensore, Stefano Lauretta, uscendo dall’aula bunker di Napoli. Voce rotta, ma occhi che brillano. Tamarisco, 55 anni oggi, era in gabbia dal 2010. Ora respira aria libera.
Torre Annunziata non dimentica. I murales per Matilde ancora sbiaditi sui muri di via Valle. I commercianti del posto sussurrano: “Quella donna ci ha dato coraggio”. Ma il processo riapre ferite. Due ergastoli annullati: chi c’era davvero dietro?
La famiglia di Matilde tace, per ora. Il fratello, in un’intervista passata, aveva giurato: “Non ci fermeremo finché non sapremo tutto”. Intanto, i clan vesuviani ridono sotto i baffi? O la giustizia ha colpito nel segno?
Napoli osserva. Torre Annunziata scalpita. E l’omicidio Sorrentino resta un nodo gordiano: giustizia servita, o solo un capitolo chiuso a metà?
