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Napoli, 5 proiettili al nipote del boss Lo Russo: «Volevano rapinarmi»
Cinque colpi di pistola in una notte da incubo a Marianella, periferia Nord di Napoli. Vincenzo Lo Russo, 33 anni, figlio di Domenico e nipote dei boss del clan Lo Russo, è arrivato al Cardarelli con il corpo crivellato.
L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per l’arresto nel 2016 contro i “Capitoni” di Miano, racconta di un tentativo di rapina finito a male. Sarebbe stato avvicinato da rapinatori nelle strade buie del quartiere. Lui si rifiuta di consegnare il portafoglio. Partono i primi spari.
Ferite al braccio sinistro, alle gambe, alla schiena bassa. Cinque proiettili entrati in carne. Ricoverato intorno all’1 del 17 aprile, non è in pericolo di vita. Ma serve un intervento chirurgico. I medici lo tengono in osservazione.
I carabinieri piombano al Pronto Soccorso. Ascoltano la versione di Lo Russo. Poi corrono a Marianella, nel punto esatto indicato. Niente. Né sangue, né bossoli, né un graffio sull’asfalto.
“Stiamo verificando ogni dettaglio – spiega un ufficiale dei carabinieri – non escludiamo piste alternative, come un agguato mirato”. Le indagini vanno avanti a ritmo serrato.
Napoli sa bene cosa significa. Marianella, tra i palazzoni e le vie strette della periferia, è un quartiere dove ogni ombra conta. Il clan Lo Russo, con i suoi rami a Miano, fa ancora parlare di sé. Pentiti, boss, faide che non finiscono mai.
Lo Russo junior era già finito in manette anni fa. Ora questo. Rapina vera o regolamento di conti? I residenti si guardano intorno, le luci della notte sembrano più taglienti.
Cosa nasconde davvero quella sparatoria? I carabinieri scavano. E la città attende risposte.
