A Napoli e nel Mezzogiorno, il fermo dei trasporti rischia di paralizzare una filiera già fragile: agricoltori, imprese agroalimentari, pesca e acquacoltura denunciano condizioni critiche e chiedono risposte immediate per non vanificare mesi di lavoro.
Il nodo dei costi si fa sempre più pesante. Secondo una lettura condivisa dai responsabili delle cooperative, le difficoltà logistiche si intrecciano con rincari già record: carburanti, concimi, materie prime chimiche, materie plastiche e materiali da imballaggio hanno fatto schizzare i costi, senza che i prezzi di vendita bastino a recuperarli. L’instabilità degli approvvigionamenti, alimentata anche da tensioni internazionali, si riflette direttamente sul campo: dal raccolto alla consegna, ogni fase sembra gravata da una spesa in più che le imprese faticano a trasferire sui listini. In Campania, l’aumento dei costi si somma a una dinamica che, secondo gli operatori, ha superato la media nazionale.
I prodotti deperibili non hanno tempo: ortaggi a foglia, frutta fresca e pesce richiedono tempistiche di lavorazione e distribuzione strette per mantenere qualità e mercato. Le cooperative insistono sull’urgenza di garantire il passaggio dei beni lungo la catena, perché ritardi o interruzioni possono compromettere interi cicli produttivi e la redditività delle aziende coinvolte. E se il trasporto resta bloccato, viene messa a rischio anche la merce che sta ancora sul campo o sul molo, con effetti immediati sul reddito degli agricoltori e dei pescatori.
La situazione mette a rischio liquidità e continuità operativa. Il fermo potrebbe impedire l’arrivo delle materie prime necessarie alle lavorazioni, minando la capacità delle aziende di restare operative. Nel frattempo, gli incassi rallentano, ma restano da onorare stipendi, fornitori e rate. Per la Federazione, riunita all’interno di Confcooperative Campania e rappresentante di agricoltori, agroalimentari, pesca e acquacoltura, servono strumenti di sostegno tempestivi: liquidità immediata e accesso facilitato al credito per evitare una crisi che potrebbe diventare irreversibile.
La richiesta è chiara: istituzioni, produzione, trasporto e distribuzione devono sedersi attorno a un tavolo per discutere soluzioni concrete. Tra gli interventi prioritari, la riduzione dei costi di carburanti ed energia, l’erogazione rapida dei sostegni e impegni reali per una remunerazione adeguata delle attività. Senza reddito, avvertono i rappresentanti di Confcooperative Campania, le imprese perdono la capacità di investire per fronteggiare il clima e la domanda, con ripercussioni dirette sulle famiglie e sui territori circostanti.
Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la posizione delle cooperative è chiara: non si tratta di scegliere tra una parte e l’altra, ma di costruire una risposta comune che tenga insieme la produzione, la logistica e la distribuzione, evitando che una crisi di trasporto si trasformi in una crisi di reddito per un intero comparto. Le aziende chiedono strumenti concreti che permettano di superare un momento di tensione senza compromettere altri anelli della filiera.
In questo contesto, il rischio non è solo economico. Se la situazione perdura, le ripercussioni sui posti di lavoro, sulle prospettive di investimento e sulla tenuta occupazionale si estenderanno ben oltre i cancelli delle aziende. Le famiglie, i quartieri e persino i territori della Campania potrebbero sentire gli effetti indiretti di una crisi che nasce dall’incrocio fra costi crescenti e interruzioni logistiche. Resta, dunque, una domanda centrale: quali decisioni politiche e misure immediate possono evitare che questa crisi si trasformi in una contrazione permanente della produttività locale?
