A Napoli, l’ospedale Cardarelli ha accolto una tappa del tour nazionale dedicato all’umanizzazione delle cure nei reparti di oncologia. Promossa dal giornalista Anthony Peth, l’iniziativa intende offrire supporto diretto a pazienti, familiari e operatori e proseguirà toccando altre strutture sanitarie del Paese.
Durante la giornata partenopea è stata anche presentata la raccolta Le parole che servono (Armando Editore), con prefazione di Silvana Giacobini. Il libro racconta la battaglia personale di Peth contro la malattia e verrà distribuito nei reparti di oncologia in concomitanza con incontri con i pazienti. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’iniziativa unisce testimonianze, riflessioni e una lettura concreta della relazione medico-paziente in contesto oncologico.
In sala è intervenuto lo stesso autore, che ha dichiarato: “Sento il dovere di restituire il dono che ho ricevuto – ha spiegato l’autore – una seconda vita.” Una formula breve ma intensa che chiarisce il senso di questa tappa del tour: trasformare l’esperienza personale in strumenti di ascolto e di accompagnamento per chi vive i percorsi terapeutici.
Il dibattito sull’alleanza terapeutica ha fatto emergere tre filoni ritenuti centrali: la concretezza di una medicina strutturata, l’apporto della psicologia e l’impegno del volontariato. A discutere con il pubblico sono stati: Antonio D’Amore, Direttore Generale dell’AORN Cardarelli; Ferdinando Riccardi, Direttore dell’UOC Oncologia dell’ospedale; Elisa Giustina Mauro, Psiconcologa dell’UOC Oncologia; Raffaella Ruocco, Presidentessa dell’Associazione Donne nel Cuore, e Martina Chiurazzi, Vicepresidente dell’associazione. Il confronto ha messo in luce la necessità di un “ambiente di cura” che tenga conto non solo degli aspetti clinici, ma anche di quello umano e relazionale.
L’organizzazione dell’evento ha voluto sottolineare come Cardarelli e l’associazione Donne nel Cuore intendano porre la dignità della persona al centro delle cure, anche in percorsi spesso difficili e carichi di imprevedibilità. Il tour, infatti, non si limita a una singola tappa: l’intento è proseguire nelle settimane a venire toccando le principali strutture ospedaliere italiane e offrire un modello di interazione tra cura medica, supporto psicologico e impegno sociale.
Nel contesto operativo della giornata, Napoli funge da punto di riferimento per una rete che collega sanità pubblica, reti pazienti e realtà associative, con l’obiettivo di rendere l’esperienza di chi affronta una malattia oncologica meno frammentata e più umana. L’iniziativa, che nasce dall’incontro tra testimonianze personali e prassi cliniche, non pretende una rivoluzione, ma propone strumenti concreti per migliorare la relazione tra pazienti, famiglie e professionisti.
In chiusura, l’auspicio comune è che questa esperienza possa alimentare un dialogo continuo tra chi cura e chi riceve le cure, rafforzando l’idea che la cura del corpo non può prescindere da ascolto, vicinanza e sostegno emotivo. Napoli, con questa prima tappa, si propone come apripista di un percorso nazionale che mette al centro la persona e la sua dignità nel cammino contro la malattia.
