Agropoli, Trentova: telecamere in mattinata aprono una nuova prospettiva sull’omicidio di Walter Avallone, il vigilante di 55 anni originario di Eboli ucciso nella baia omonima. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania, procede tra rilievi tecnici, identificazioni potenziali e una ricostruzione dei movimenti dopo lo sparo. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, le immagini acquisite dalle telecamere comunali stanno offrendo elementi utili a restringere il cerchio degli interlocutori coinvolti nella vicenda.
Il dramma è avvenuto nel parcheggio vicino all’oasi di Trentova. Il corpo di Avallone è stato rinvenuto il 13 ottobre scorso, all’interno della Ford B-Max bianca in cui era a bordo al momento della tragedia. Le informazioni ufficiali descrivono un solo colpo di pistola, calibro 7,65, esploso all’altezza del collo: una ferita che ha provocato la morte immediata. Nella scena del crimine è emersa subito la peculiarità della scena: l’aggressore è riuscito a fuggire lasciando alle spalle due borsoni, portati via dall’auto della vittima e ora oggetto di studi investigativi.
I carabinieri della Compagnia di Agropoli stanno analizzando attentamente i filmati forniti dal sistema di videosorveglianza comunale, nello sforzo di ricostruire i movimenti dell’odierno presunto autore e di individuare eventuali passaggi utili per risalire al suo domicilio o a eventuali complici. L’inchiesta è condotta dalla Procura di Vallo della Lucania, con il procuratore capo Francesco Rotondo che ha assunto il coordinamento dell’attività investigativa. L’esame dei nastri è il punto focale di questa fase: la precisione dei dettagli faciali ripresi dalle telecamere potrebbe accelerare l’identificazione del killer, ma gli inquirenti sottolineano che serve incrociare quel materiale con gli altri riscontri raccolti.
Uno dei nodi principali riguarda la fuga post-sparo e la possibilità di un cospicuo supporto esterno. Secondo la ricostruzione finora emersa, l’autore dell’omicidio sarebbe salito in piedi o avrebbe agito velocemente per allontanarsi dal luogo a seguito del colpo. Gli elementi su eventuali spostamenti successivi restano al vaglio degli investigatori: sarebbe stato solo oppure qualcuno lo avrebbe atteso vicino al Belvedere o in altre zone per agevolarne la fuga. L’ipotesi di un complice è aperta e da verificare mediante l’analisi integrata dei filmati e degli altri riscontri disponibili.
La scena lascia sul tavolo un altro interrogativo determinante: cosa contenessero i due borsoni sottratti dall’auto della vittima. Non è noto al momento cosa contessero né quale fosse il motivo della sottrazione, ma si tratta di un elemento che potrebbe contribuire a chiarire la dinamica del delitto. È altresì evidente che, al momento, non sia possibile stabilire se tale dettaglio abbia una correlazione diretta con il movente o se si tratti di una traccia secondaria ancora da interpretare.
Gli investigatori stanno quindi intensificando l’esame delle ricostruzioni temporali, del percorso intrapreso dall’autore subito dopo lo sparo e della possibilità di individuare nuove telecamere utili a completare il puzzle. La direzione generale è chiara: trasformare i dettagli del volto ripreso in identificazione certa, così da definire non solo chi ha sparato, ma anche quale percorso ha seguito dopo il delitto e quali contorni potrebbe avere il movente.
In questa fase, resta centrale la prudenza: la dinamica dell’agguato, la natura del movente e la possibile partecipazione di altri restano questioni aperte. L’esito finale dell’indagine dipenderà dall’incrocio tra immagini, testimonianze e verifiche tecniche, con l’obiettivo di restituire chiarezza su quanto accaduto a Trentova e sulle responsabilità eventuali. Nel frattempo, l’inchiesta prosegue con l’orizzonte di una svolta possibile, affidata all’evolversi delle verifiche e all’identificazione dell’autore.
