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Caivano, morta Salvatore Calignano: tre indagati per omicidio colposo; Regione potrebbe costituirsi parte civile

Caivano, morta Salvatore Calignano: tre indagati per omicidio colposo; Regione potrebbe costituirsi parte civile

Caivano, tra inchiesta e attese istituzionali: la famiglia Calignano chiede un confronto con Manfredi

Caivano (Napoli) – La morte di Salvatore Calignano, operaio di 61 anni, resta al centro di una prima cornice processuale e di una frizione tra la famiglia e le istituzioni. In ballo non solo la dinamica dell’incidente sul lavoro, ma anche la possibilità che un aggiornamento istituzionale si traduca in un sostegno concreto nel corso dell’inchiesta.

La ricostruzione ufficiale dei fatti, finora, indica che l’uomo è precipitato da un capannone nell’area metropolitana di Napoli, in circostanze ancora da precisare, con un’altezza stimata attorno agli otto metri. Il decesso è avvenuto il 3 ottobre 2026 in ospedale a Giugliano, dopo il ricovero successivo all’evento. Sul piano giudiziario, la Procura di Napoli Nord ha avviato accertamenti per chiarire la dinamica e verificare eventuali responsabilità.

Nell’ambito dell’inchiesta, risulta già che siano state formulate ipotesi di reato a carico di tre persone per omicidio colposo in cooperazione: il datore di lavoro e due titolari del capannone. Tra i punti cruciali su cui si sta concentrando l’indagine ci sono le condizioni in cui l’operaio stava lavorando, la disponibilità di dispositivi di protezione e la regolarità del rapporto di lavoro, con richiami che, in passato, avrebbero riguardato anche la registrazione del contratto dopo l’incidente. Si tratta di elementi che verranno verificati nelle fasi investigative successive.

Nel frattempo, la famiglia resta impegnata a ottenere chiarezza e trasparenza. L’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei familiari, ha evidenziato una nota di profondo disappunto ma anche di cautela: “La costituzione di parte civile può essere presentata nelle fasi iniziali del processo” – una formulazione che evidenza la necessità di distinguere l’intenzione politica dall’atto giudiziario vero e proprio, nel pieno della fase preliminare. L’avvocato ha anche ricordato che la vicenda non riguarda solo l’esito dell’inchiesta, ma anche la percezione pubblica del modo in cui si è chiusa una giornata di lutto.

La famiglia di Salvatore ha espressamente chiesto un confronto con il presidente del Consiglio regionale Manfredi. Secondo quanto riportato dagli stessi legali, la disponibilità manifestata dal rappresentante istituzionale è stata accolta con una certa prudenza: l’apertura di un dialogo non deve restare una dichiarazione d’intenti, ma deve tradursi in occasioni concrete nei tempi giusti. Petruzzi ha sottolineato che la famiglia è pronta a incontrare chi rappresenta l’assemblea regionale per discutere del cammino giudiziario e della necessità di una risposta chiara da parte delle istituzioni.

“La Regione era assente al funerale e alla fiaccolata”, hanno aggiunto i familiari, rilanciando la richiesta di una partecipazione politica che non si esaurisca in una parola ma si traduca in un sostegno reale, qualora si arrivasse a un processo e se i presupposti lo richiedessero. La citazione è stata riportata in sintesi nell’aggiornamento diffuso dagli inquirenti, che ora dovranno decidere se e quando la Regione possa entrare formalmente nel contesto giudiziario come parte civile, distinta dalla sola vicinanza emotiva dichiarata.

L’inchiesta continua a tenere banco, con l’attenzione rivolta non solo al possibile responsabile di eventuali irregolarità sul luogo di lavoro ma anche a come le istituzioni possano accompagnare una famiglia colpita da una perdita tanto dolorosa. Resta da capire se l’incontro con Manfredi avrà luogo e quali evoluzioni segneranno i prossimi passaggi dell’indagine, anche alla luce della possibile partecipazione della Regione al procedimento qualora ve ne siano i presupposti.

In attesa di sviluppi, la cronaca resta ancorata ai dati di fatto: un uomo di 61 anni perde la vita, l’inchiesta procede e la domanda di giustizia e chiarezza continua a muovere le acque fra famiglia, processo e responsabilità pubblica.

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