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Falsi sinistri e tangenti: nove imputati tra giudici di pace, avvocati e medici nell’inchiesta casertana

Falsi sinistri e tangenti: nove imputati tra giudici di pace, avvocati e medici nell’inchiesta casertana

Caserta/Roma – Una vera e propria fabbrica di falsi sinistri è al centro di un’indagine che coinvolge professionisti e figure pubbliche: tre giudici di pace, quattro avvocati e due medici, indicati come elementi chiave di una rete capace di truffare ciclicamente le compagnie assicurative. Il collegamento tra questi attori e le presunte pratiche corruttive è oggetto di una requisitoria che ora avanza verso le battute finali del processo, trasferito a Roma per competenza a causa della presenza di toghe coinvolte nel sistema. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la procura ha chiesto condanne pesanti per nove imputati, con una pena complessiva di circa 44 anni e 8 mesi di carcere.

La dimensione della richiesta è significativa non solo per i ruoli coinvolti, ma anche per il quadro accusatorio che emerge dall’istruttoria: l’avvocato civilista Giuseppe Luongo sarebbe al centro della strategia difensiva legata a pratiche risarcitorie pilotate, con la punta massima di sei anni e otto mesi di reclusione indicata in sede di requisitoria. Accanto a lui, i giudici di pace Maria Gaetana Fulgeri, Rodosindo Martone e Bruno D’Ursio figurano come protagonisti delle sentenze propiziate, con richieste che variano tra i cinque anni e mezzo e i sei anni complessivamente. Fra gli altri professionisti del foro, Vincenzo Castaldo, Michele Zagaria e Michele Chirico risponderebbero a una pena di quattro anni e sei mesi ciascuno. Infine, i medici Giuseppe D’Amico e Michele D’Amico, accusati di aver fornito i referti necessari a blindare le pratiche, sono stati indicati con una richiesta di quattro anni di carcere ciascuno. L’insieme della requisitoria, pur segnando una soglia importante, resta comunque subordinato all’esito delle verifiche processuali in corso.

L’indagine è partita dall’analisi di una serie di denunce relative a presunti incidenti stradali, accomunati da dinamiche identiche o quasi identiche: investimenti di pedoni sulle strisce, scontri tra veicoli mai verificatisi e persino sinistri consumati a bordo di tandem. Un elemento ricorrente – ostinato e decisivo agli occhi degli investigatori – era l’assenza di presidi delle forze dell’ordine nei luoghi dei presunti impatti, circostanza che avrebbe facilitato la creazione di certificati e referti medici compiacenti. Il risultato, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un flusso di denunce false alimentato da un sistema di incentivi che prevedeva pagamenti quantificabili: 150 euro all’atto della sottoscrizione della denuncia, con un bonus fino a 500 euro ad incasso della pratica.

Il quadro tracciato dagli inquirenti evidenzia un intreccio tra professionisti legali e sanitari con una gestione della documentazione in totale autonomia, fino al punto da vantare una “catena di controllo” che ha agito lungo tutto l’iter delle pratiche risarcitorie. Allo stato, restano da chiarire alcuni aspetti operativi e la conferma definitiva degli elementi attribuiti alle singole persone, in considerazione della prudenza richiesta dalla cornice giudiziaria. La sentenza definitiva dovrà emergere nel corso delle prossime settimane, quando i giudici valuteranno l’impianto accusatorio, le prove presentate dalla pubblica accusa e le eventuali controparti.

Nella cornice campana, la vicenda rimane anche un monito sull’interruzione di eventuali catene corruttive tra professionisti e funzionari: un sistema che, se confirmato, potrebbe avere ripercussioni non solo sul piano penale ma anche su fiducia pubblica e trasparenza del settore assicurativo. Le certezze, in ogni caso, restano subordinate a quanto emergerà dall’aula di tribunale: restano in fase di verifica i ruoli individuali, le responsabilità e le dinamiche precise che hanno portato alle richieste di condanna, nonché le possibili prospettive di rilievo per le parti civili coinvolte.

Secondo l’ipotesi dell’accusa, la rete ha sfruttato una serie di attestazioni e certificazioni per veicolare ingenti fondi fuori dall’economia legale delle assicurazioni. Il processo continua, e l’esito dipenderà dall’esito delle verifiche e dall’interpretazione delle prove presentate. In attesa delle tappe decisiva, la procura sottolinea l’importanza di distinguere tra fatti accertati e illazioni, non tralasciando però l’esigenza di fare piena luce su quanto avvenuto tra Caserta e Roma.

Fonte originaria: www.cronachedellacampania.it

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