La notte in cui 620 droni hanno preso di mira Mosca costringe a ripensare il cielo sopra le nostre città: non è più solo un problema militare, ma un elemento di rischio concreto per infrastrutture e servizi urbani.
Un attacco di portata massiva come quello segnalato dimostra due cose in parallelo. La prima: la logica della saturazione — l’uso coordinato di molti piccoli asset volanti — può mettere in crisi sistemi di difesa pensati per bersagli più tradizionali. La seconda: la minaccia non è necessariamente esotica o lontana: con catene logistiche relativamente semplici e piattaforme civili convertite, un’azione a larga scala diventa tecnicamente possibile senza armi pesanti.
Detto questo, non bisogna idealizzare l’efficacia assoluta di una massa di droni. Limiti pratici come autonomia, condizioni meteorologiche, controllo a distanza e capacità di carico riducono la pericolosità se esistono contromisure efficaci. A livello operativo, la vera battaglia si gioca nella rilevazione tempestiva e nella gestione delle informazioni: radar tradizionali, sensori RF, acquisizione ottica e sistemi di identificazione automatica in ambiente urbano soffrono però di ‘rumore’ e falsi positivi, specie in città dense come Napoli.
Quali sono le implicazioni per Napoli? Il capoluogo ha punti critici evidenti: porto commerciale e passeggeri, aeroporto di Capodichino, hub ferroviari e lo stadio nelle grandi manifestazioni; ospedali con reparti critici e impianti energetici a servizio di quartieri densamente popolati. Per proteggere questi nodi servono misure stratificate: miglioramento della sorveglianza dell’area urbana, procedure operative condivise tra Comune, Prefettura, Questura, Autorità Portuale e aziende sanitarie, e piani di continuità per servizi essenziali. Non si tratta solo di comprare tecnologia, ma di saperla integrare in esercitazioni realistiche e regole chiare di intervento.
Le contromisure praticabili vanno dalla deterrenza normativa — no‑fly zone, controlli su mercato e logistica dei droni — all’adozione di sistemi anti‑drone per la rilevazione e l’interruzione non cinetica, affiancati da soluzioni fisiche di hardening per infrastrutture sensibili. Il quadro ideale è una rete di responsabilità: polizia locale, forze dell’ordine statali, Capitaneria, forze armate e gestione civile degli eventi che parlano la stessa lingua in esercitazioni congiunte.
In fondo, la partita è simile a quella del calcio: puoi avere il miglior attaccante del mondo, ma se la difesa non è organizzata il gol arriva. Napoli, città con risorse e fragilità, deve mettere in campo una difesa moderna e coordinata: tecnologia, procedure e cittadini informati. Non per militarizzare il territorio, ma per rendere la città più resistente a uno scenario che fino a ieri pareva remoto e oggi non lo è più.