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Napoli travolta dal boom turistico: oltre 9mila Airbnb in città
Napoli non si ferma più. Migliaia di turisti invadono i vicoli stretti del centro storico, bagagli in mano, diretti verso appartamenti privati che trasformano la città in un gigante alberghiero.
Airbnb ha dato il turbo al boom turistico. Sono oltre 9.300 gli alloggi disponibili solo nel capoluogo, quasi tutti interi appartamenti nel cuore pulsante di Spaccanapoli e Quartieri Spagnoli. Dietro, 5.000 host napoletani che arrotondano lo stipendio con 4.300 euro lordi all’anno in media.
Il fenomeno esplode nonostante le regole strette. Il codice identificativo nazionale ha fatto pulizia: via gli abusivi, restano i certificati. E ora? Numeri in doppia cifra, prenotazioni alle stelle.
Matteo Sarzana, Country manager di Airbnb Italia, lo dice chiaro: «Napoli e la Campania sono tra le destinazioni di maggior successo, attraggono turisti dall’estero che cercano garanzie su alloggi come si aspettano».
Geopolitica instabile, Medio Oriente in crisi. I vacanzieri scelgono il Vesuvio e il Golfo, sicuri e accoglienti. Napoli diventa rifugio, con flussi che non mollano.
Ma la città freme. Palazzo San Giacomo dialoga con la piattaforma per non svuotare i palazzi di residenti. Centro storico saturo: troppi letti, pochi napoletani. L’idea? Spingere i turisti verso Forcella o il Rione Sanità, zone affamate di indotto.
Sarzana insiste: «Napoli è all’avanguardia nella regolamentazione degli affitti brevi. Vogliamo stabilizzare i flussi nelle aree saturate e decentralizzare, per un compromesso tra turismo e vita quotidiana».
E ora? I vicoli reggono? Gli host guadagnano, ma i prezzi delle case schizzano. Napoli resiste o si trasforma per sempre?
