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Napoli soffocata dall’overtourism: Airbnb nega colpa e fugge in periferia
Airbnb scarica barile: “Overtourism a Napoli? Non è colpa nostra, ci spostiamo in periferia”.
Napoli soffoca sotto valanghe di turisti. Case vuote per i locali, prezzi alle stelle. E ora Airbnb alza la voce: gli affitti brevi non c’entrano con l’emergenza abitativa.
Conferenza stampa ieri in pieno centro. Il colosso delle locazioni turistiche presenta i suoi numeri. “Solo il 16,9% delle case su Airbnb a Napoli è nel cuore storico”, tuona un portavoce. Dati alla mano, giurano: l’impatto è minimo rispetto al totale degli immobili.
Piazza Plebiscito brulica di valigie. Turisti ovunque, selfie sotto il Vesuvio. Ma nei Quartieri Spagnoli e a Chiaia, i residenti protestano. “Non riesco più a pagare l’affitto per mio figlio”, racconta Maria, 52 anni, casalinga del Rione Sanità. La sua voce trema: “Questi portali ci rubano il tetto sulla testa”.
Airbnb non ci sta. Promette un cambio di rotta. “Sposteremo le inserzioni verso le periferie, Scampia, Secondigliano, zone forgotten”. Obiettivo: bilanciare il flusso, portare turisti fuori dal caos del centro. Un piano da 100 milioni di euro in investimenti locali, dicono.
Ma la tensione sale. Sindacati e comitati cittadini storcono il naso. L’emergenza abitativa morde: migliaia di famiglie in lista attesa per alloggi pubblici. I numeri di Airbnb convincono tutti? O è solo fumo?
Napoli attende. Le periferie reggeranno l’onda turistica? E i napoletani, si fideranno di questa mossa? Il dibattito infuria sui social. Voi che ne pensate?
