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Lacrime a Napoli: Sepe regala «Amore» alla mamma del piccolo Domenico
Al Teatro Totò, nel cuore del Vomero napoletano, una scultura ha squarciato il velo del dolore. È il gesto di Domenico Sepe, consegnato tra le mani tremanti di mamma Patrizia per il piccolo Domenico Caliendo.
La serata benefica “I figli so’ pezzi ‘e core – tutti uniti per Domenico” ribolliva di emozioni. Musica, teatro, solidarietà. Tutto per la Fondazione Domenico Caliendo. Diretta da Francesco Merola e Marianna Mercurio, la platea tratteneva il fiato.
Sepe, scultore napoletano doc, ha donato l’opera simbolo. Un viso velato, argilla che respira assenza. Patrizia l’ha stretta al petto, occhi lucidi. Napoli sa di questi abbracci che non finiscono.
Alla domanda sul titolo, Sepe ha risposto piano: “Il titolo non è definito, ma può semplicemente chiamarsi ‘Amore'”.
Poche parole. Eppure pesano come il Vesuvio. L’opera non copia un volto. Dà forma all’invisibile. Quel confine tra vita svanita e amore che resiste.
“Scolpire l’invisibile significa dare forma a ciò che non si può dire”, ha aggiunto Sepe. “Trasformare il dolore in un’immagine che custodisce un atto di creazione”.
Napoli intera sembra stringersi attorno. Il Teatro Totò, baluardo del quartiere, diventa testimone. La folla applaude, ma il silenzio dice di più. Ricordi che pulsano nelle strade affollate.
Sepe non si ferma lì. Parla da uomo, prima che da artista. “Un’opera così ti costringe a fermarti, a respirare più piano. Ti accorgi che l’amore di una madre non muore con un figlio, ma si trasforma in una forza che chiede giustizia e dignità”.
La musica riprende. Solidarietà concreta, incassi per la Fondazione. Ma l’opera resta lì, presenza muta. Napoli, città di passioni, la guarda e si interroga.
E ora? Questa “Amore” veglierà sui sogni di chi lotta. O cambierà altre vite? La città trattiene il fiato. Aspetta.
