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Napoli, Souto de Moura al MUTE: 20 anni di genio in un’ora
Souto de Moura torna a Napoli e scende dritto nelle viscere della metro: “Vent’anni di lavoro rivisti in un’ora”.
Sette anni dopo l’ultima volta. Eduardo Souto de Moura, il genio portoghese del Pritzker, atterra nel caos del centro storico. Non per chiacchiere da salotto. Va al MUTE Napoli, il cuore pulsante della metropolitana Arte che ha firmato con Álvaro Siza.
Polvere e calcinacci ovunque. Cantiere vivo, tra i binari di Toledo e Università. Napoli lo accoglie come un figlio prodigo: vicoli stretti, motorini che sfrecciano, la folla che preme.
L’architetto cammina piano. Osserva le pareti scavate, le luci che filtrano dal ventre della città. “Vent’anni di lavoro rivisti in un’ora”, dice con un sorriso stanco a chi gli sta intorno. Parole che pesano come il tufo sotto i piedi.
Non è una visita di cortesia. Souto de Moura tocca con mano i ritardi, i fondi che arrancano. Parla con i tecnici, indica dettagli. Il Vesuvio sullo sfondo, Napoli freme: questa metro è più di un mezzo. È simbolo di riscatto urbano.
Testimoni sul posto lo descrivono teso. “Sembrava un padre che rivede il figlio dopo anni”, racconta un operaio del cantiere. Urgenza palpabile. La linea 6, i sogni di connettività tra Forcella e il lungomare.
E ora? I lavori accelereranno? Souto de Moura tornerà presto, o Napoli resterà con questo gioiello a metà? La città aspetta, il dibattito infuria.
