Editoriale
Napoli sotto shock: la banca segreta del clan Contini nel sottoscala
Napoli, cuore pulsante di Secondigliano. Un sottoscala anonimo nasconde la banca del clan Contini: quattro milioni in contanti, Rolex e oro per otto milioni totali.
La DDA piomba lì il primo luglio. Casa di Luca Esposito, genero del boss Patrizio Bosti. Non un deposito qualunque. Una fortezza.
Pareti di ferro spesso due metri. Porta idraulica camuffata. Un caveau scavato a mano, invisibile dall’esterno. Gli agenti restano sbalorditi.
“È un’opera di ingegneria criminale, una banca privata per il clan”, dice un investigatore della Squadra Mobile ai microfoni.
Dentro, mazzette di euro freschi. Quarantotto orologi di lusso, lingotti d’oro. Patrimonio per sostenere l’impero.
Ma non è solo ricchezza. È il motore del sistema. Le “mesate”, stipendi fissi per affiliati e famiglie di detenuti.
Pizzini sequestrati a Domenico Scotto e Gaetano Esposito lo provano. Elenchi precisi: nomi e cifre. Stesso giro da anni, anche dopo i blitz del 2022.
Al vertice, “Patrizio” ed “Ettore”. Bosti padre e figlio. Loro incassano per prime. Gerarchia ferrea, vincolo totale.
Napoli trattiene il fiato. Quei soldi finanziano piazze di spaccio, prestiti usurari. E il recupero crediti? Pizzini di debiti, riscossioni spietate.
Il clan resiste. Le famiglie mangiano grazie a quel cemento monetario. Ma con questo colpo, quanto durerà la fortezza?
La città aspetta. I Contini tremano o ribattono? Parliamone.
