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Allarme criminalità minorile in Campania: 21 accuse di omicidio in un anno
Napoli trema. Ventun adolescenti accusati di omicidio in un solo anno: è l’allarme sulla criminalità minorile che scuote la Campania.
Samuele Ciambriello, Garante regionale delle persone private della libertà, ha presentato ieri a Napoli la sua relazione annuale. Un ritratto crudo dei carceri campani. Sovraffollati. Esausti.
Settemila e settecentoviii detenuti pigiati dentro, duemila in più della capienza. Napoli e hinterland al collasso. Duemilacentotredici con dipendenze. Quattrocentottantadue fragili di mente. Celle da otto, venti ore al giorno. Un inferno quotidiano.
Ma il cuore nero è la giustizia minorile. Centouno ragazzi accusati di tentato omicidio. Seimila under fermati, denunciati o spediti in comunità. Quartieri come Scampia o Secondigliano urlano dolore. La strada mangia i figli.
«Prevenire è meglio che curare, soprattutto per loro», tuona Ciambriello. «Non possiamo più riempire carceri con la pancia, serve inclusione. Formazione. Reti sociali vere».
Il Garante punta il dito. Politica indifferente. Visioni carcerocentriche fallite. Migliaia con pena residua sotto i tre anni. Misure alternative? Pochi. Investimenti sanitari? Meno.
Napoli sa bene il prezzo. Famiglie spezzate. Strade insicure. Adolescenti armati contro il mondo. «Dobbiamo stabilizzare operatori e puntare sulla prevenzione», insiste Ciambriello. Altrimenti, il carcere resta una porta girevole.
E ora? La Regione aprirà gli occhi? O i numeri saliranno ancora, lasciando altra ferita aperta nella città?
