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Cronaca

Poggioreale, i 15 cellulari e mezzo chilo di hashish che rivelano un carcere sotto pressione

Il sequestro di 15 cellulari e oltre mezzo chilo di hashish a Poggioreale è l’ultimo segnale di un problema che torna ciclicamente: traffici e tecnologia proibita penetrano negli istituti, chiedendo misure strutturali e risorse certe.

Poggioreale, i 15 cellulari e mezzo chilo di hashish che rivelano un carcere sotto pressione

Quindici cellulari e oltre mezzo chilo di hashish recuperati nel blitz della Polizia penitenziaria a Poggioreale non sono solo numeri: sono la fotografia di un sistema carcerario sotto pressione.

Quel che accade oggi nel reparto di un carcere del capoluogo partenopeo non è un episodio isolato nelle cronache locali: contromisure e sequestri seguono ogni volta lo stesso copione, eppure il problema persiste. La presenza massiccia di telefoni cellulari e sostanze illecite dentro gli istituti non è un tema di ordine pubblico di cortissima durata, ma l’esito visibile di debolezze organizzative, tecnologiche e di risorse.

Chi frequenta il mondo penitenziario – agenti, operatori, sindacati – lo segnala da tempo: ci sono vie diverse attraverso cui i divieti vengono elusi, dall’introduzione clandestina durante i colloqui fino a canali esterni che sfruttano punti ciechi nei controlli. Il blitz a Poggioreale dimostra che la vigilanza funziona, ma rivela anche che il presidio è costretto a rincorrere fenomeni in continua evoluzione, con strumenti inadeguati rispetto alla complessità delle minacce.

Serve un cambio di passo: non basta intensificare gli interventi spot. Occorrono investimenti in tecnologie specifiche per la prevenzione — scanner per pacchi e materiali, body scanner per i controlli, sistemi di intercettazione della logistica — ma anche organici più robusti e formazione mirata per gli addetti. Accanto a misure di sicurezza è indispensabile lavorare sulle dinamiche interne che alimentano il mercato delle proibizioni: programmi di recupero e controllo delle relazioni con l’esterno riducono gli incentivi al traffico, e una gestione penitenziaria più trasparente limita le possibilità di infiltrazione criminale.

Le risposte non possono essere neppure solo punitive. Sarebbe un paradosso affrontare il fenomeno dei cellulari e della droga nelle carceri senza tenere conto della funzione rieducativa dell’Istituzione penale: controlli efficaci e tutela dei diritti devono andare insieme. Questo richiede scelte politiche chiare, risorse iniziate e sostenute dal Ministero della Giustizia e una collaborazione sistemica tra forze dell’ordine, magistratura e amministrazioni locali.

Il blitz di Poggioreale ha fatto il suo dovere: ha tolto strumenti e droga dalle mani di qualcuno. La partita decisiva però si gioca sulle strutture, sulla prevenzione e sulla capacità di trasformare interventi emergenziali in un progetto duraturo che restituisca sicurezza agli istituti e alla città.