Editoriale
Castellammare, dramma adolescente: chiama 112 in crisi, dialogo che lo salva
“Carabinieri Castellammare, prego”. “Buona sera, sono minorenne, non è un reato ma una cosa psicologica”. Sono le 20:20. Un ragazzo di 14 anni chiama il 112 dal lungomare di Castellammare di Stabia. È in piedi sugli scogli. Lo sguardo perso nel buio del Tirreno.
Il cuore batte forte. Parla di scuola, amici, litigi con i genitori. Un grido d’aiuto che taglia il silenzio della sera stabiese. Non minaccia gesti estremi. Ma il pericolo è lì, concreto: uno scivolone e il mare lo inghiotte.
A rispondere è un vice brigadiere navigato. Padre di due figli, la maggiore ha 11 anni. Non giudica. Ascolta. Si cala nei suoi panni. “Parlami, dimmi tutto”, lo rassicura con voce ferma ma calda.
Dalla centrale parte la gazzella della radiomobile. Sirene urlano verso il lungomare. Il ragazzo tentenna. Senso di vergogna lo assale. “Non voglio guai”, dice. Il carabiniere lo anticipa: “Allontanati dagli scogli. Vieni verso la villa comunale, alla cassa armonica. I tuoi genitori ti vogliono bene, fidati”.
Sette minuti e 33 secondi di dialogo serrato. Frustrazioni che fuoriescono. Ricordi di un padre che capisce. “Anch’io ho figli come te”, confida il militare. Il ragazzo si muove. Passi lenti sulla passeggiata.
La pattuglia arriva. Lo incrociano vicino alla cassa armonica. Abbraccio dei colleghi. Ringraziamenti balbettati. Il vice brigadiere riaggancia. Sospiro di sollievo.
A Castellammare, tra i vicoli e il mare, storie come questa esplodono silenziose. Quanti adolescenti, quante telefonate non fatte? Il 112 ascolta sempre. Ma il peso resta sulle spalle di una città che non dorme mai. E domani?
