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Sarno in lacrime per Nino D’Angelo: cittadinanza onoraria emozionante
Sarno, 5 maggio 2026. L’aula consiliare scoppia di applausi e lacrime mentre Nino D’Angelo stringe tra le braccia Roberto Robustelli, sopravvissuto alla frana che spezzò centinaia di vite qui, tra le strade polverose dell’Agro nocerino-sarnese.
La folla preme contro le porte. Famiglie intere, generazioni legate da quelle note di “A muntagna è caduta”, la canzone che D’Angelo dedicò al dolore di Sarno. Oggi, quella musica diventa simbolo vivo.
L’artista, visibilmente commosso, sale sul palco. La cittadinanza onoraria non è solo un titolo. È un abbraccio a una terra ferita dallo spopolamento, dalle case vuote nei vicoli stretti.
“Se non lo faccio io, chi lo fa?”, ha detto D’Angelo in passato, parole che oggi riecheggiano forti tra i sarnesi. Lui, figlio di questo Sud, ha dato voce ai silenzi delle periferie.
Robustelli, con gli occhi lucidi, lo stringe forte. Ricorda la notte del ’98, quando la montagna travolse tutto. Sarno trema ancora al pensiero. Ma qui, in quest’aula sudata e gremita, rinasce un filo di speranza.
L’amministrazione applaude se stessa. Parla di rinascita, di comunità unita. Eppure, fuori, la stampa resta bloccata. Troppa gente, troppi “vip” invitati per l’occasione. I cronisti locali, che da anni raccontano Sarno nel bene e nel male, guardano da dietro le transenne.
La tensione sale. Sarno, con i suoi mercati affollati e le piazze chiassose, ha bisogno di più di un giorno di festa. Di atti concreti, non solo emozioni.
D’Angelo ringrazia, promette di tornare. La folla urla il suo nome. Ma basterà questo riconoscimento a fermare l’emorragia di giovani che fuggono?
E ora? La politica ascolterà davvero quel grido di appartenenza, o sarà solo un altro capitolo di promesse svanite nei vicoli di Sarno?
