Editoriale
Napoli trema: fermati i sicari dell’agguato a Marianella
Un bacio traditore, un casco che cala violento sul cranio, poi i colpi di pistola che squarciano la notte di Marianella. Vincenzo Lo Russo è ancora vivo per miracolo, crivellato in un agguato da film noir nel cuore del rione Siberia.
Siamo al 17 aprile, Napoli Nord sotto choc. Il quartiere Marianella, tra i palazzoni grigi e le strade strette dove tutti si conoscono, diventa teatro di un tentato omicidio spietato. Lo Russo cammina tranquillo. Due figure si avvicinano. Sembra un saluto tra amici: un bacio sulla guancia. Poi l’inferno.
Un aggressore lo colpisce con un casco da moto. L’altro estrae la pistola, lo bastona col calcio. Infine, i proiettili. Quattro, cinque spari. Lo Russo crolla, ferito grave. Ma non muore. E questo dettaglio ossessiona gli investigatori.
I Carabinieri del Nucleo Operativo di Napoli Vomero non mollano. Coordinati dalla Dda partenopea, setacciano ore di videosorveglianza. Rivedono ogni frame. Isolano i volti. Ricostruiscono i passi indietro, fino a Miano.
Il 28 aprile, scatta il blitz. Fermo per due presunti autori: tentato omicidio e armi illegali, aggravati dal 416 bis, quel codice che puzza di mafia. “Le immagini non mentono, abbiamo inchiodato la sequenza esatta dell’agguato”, ci dice un ufficiale dei Carabinieri, la voce tagliente come una lama.
Le telecamere catturano tutto. L’approccio falso, la violenza brutale, la fuga. Il movente? Un diverbio scoppiato in carcere, dicono le indagini. Vecchi conti che esplodono per strada, come sempre a Napoli Nord.
Custodia cautelare per i due fermati. E una terza persona, sparita nel nulla. Irreperibile. Le indagini preliminari vanno avanti. Presunti innocenti, certo. Ma Marianella trattiene il fiato.
Chi è il fantasma in fuga? E se Lo Russo parlasse di più? Napoli Nord aspetta risposte, mentre la paura serpeggia tra i vicoli.
