Editoriale
Napoli sotto choc: killer confessa per sbaglio l’omicidio di Raffaele Cinque al telefono dal carcere
Dal carcere di Prato, a centinaia di chilometri dai vicoli polverosi della Stadera, Giuseppe Bove si lascia sfuggire la confessione che brucia l’omicidio di Raffaele Cinque, “Sasà a Ranf”.
Napoli trattiene il fiato. L’indagine della Dda ha messo le manette al rampollo dei “Polpetta”, legato ai Clan Contini. Arrestato per una truffa agli anziani a Pistoia, Bove non sa che le videochiamate con la fidanzata sono un cappio.
Marzo 2024. La ragazza esplode. Esausta dai soprusi della famiglia di lui, gli sbatte in faccia la verità cruda.
“Tu per difendere tua sorella hai ucciso un uomo”, lo accusa, riferendosi all’aggressione subita dalla sorella, scintilla del delitto.
Bove impazzisce. “Non ho fatto proprio niente!”, urla. Ma lei incalza: “Giuseppe, tu lo hai detto!”. E lui crolla: “Questa cosa non si sa niente! Se tu questa cosa che stai dicendo lo sai che io prendo 20… prendo 20 anni io?”.
Panico puro. Poco prima, per spiegare una scomparsa di dieci giorni, aveva ammesso: aveva fatto del male a uno che “ora non c’è più”. Vendetta per la sorella.
La paura svanisce in fretta. Subentra l’ego del camorrista. “A me non mi uccide nessuno! A me non mi uccide nessuno! Perché io sono un figlio di una buona mamma!”, sbraita nelle intercettazioni.
Tracotanza da Stadera. Parla di faide per la droga, “questioni tra la mia famiglia e un’altra”. L’aria nel quartiere è elettrica.
Poi il delirio peggiore. La fidanzata diventa nemica. Le minaccia la morte: “Vi devo far uccider… io vi uccido con le mie mani a tutti quanti quando esco! Vi do la mia parola”.
Rincara: “Se io non prendo a mio zio, non vengo a casa tua… prendo a te, a tua madre, a tutti quanti!”. E rivela il suo “libro nero”: “Io tengo tutto scritto… tutti quelli a cui devo farla pagare, mi sono segnato tutti i nomi… ma io vi sparo!”.
Mima la pistola, a telecamera. “La prima sera che esco devo fare l’inferno!”, promette, con i “compagni” che lo armeranno.
Fine marzo. Vuole un telefono clandestino per comandare fuori. Le spiega come nasconderlo: mima l’atto, indici uniti. “Quando lo metti così… vai in bagno e fai solo così”.
Lei rifiuta: “Giuseppe, ti ho promesso una cosa, non ti ho promesso quella cosa”.
Rottura totale. Le telecamere catturano il degrado. Ma a Napoli, nella Stadera, le faide dormono? Bove uscirà mai? E chi pagherà i prossimi nomi sul libro nero?
