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Shock a Poggioreale: famiglia Dj Godzi denuncia torture in carcere
Napoli trema per il ritorno della salma di Dj Godzi. Lunedì 18 agosto, Michele Noschese, il giovane talento della night napoletana, verrà sepolto nella sua città, ma la verità sulla morte a Ibiza resta un’ombra nera.
Era il 12 luglio. Il dj 27enne muore in un appartamento spagnolo dopo l’intervento della Guardia Civil. Droga, dicono loro. Ma la famiglia non ci sta. Ora, una nuova perizia medico-legale depositata a Roma accende i riflettori su violenze subite.
Gli avvocati Vanni Cerino, Angelo Sammarco e D’Urso portano il dossier in Procura. Incontrano il procuratore aggiunto Giovanni Conso e la sostituta Daria Monsumò. Ipotesi choc: tortura sugli agenti spagnoli.
«É un reato introdotto dopo il caso Cucchi – spiega Cerino – e se lo proponiamo, é perché abbiamo certezza di violenze sul ragazzo». La perizia parla chiaro: durante il blocco, a Michele fu “tolta la dignità”.
Dubbi anche sulle cause della morte. Le autorità iberiche puntano sulle droghe. Ma i legali protestano: niente esami tossicologici ufficiali. «Non abbiamo dosi né sostanze precise», tuona Cerino.
Napoli segue con il fiato sospeso. Quartieri come il Rione Sanità o Fuorigrotta, dove il dj era di casa, mormorano indignati. Urgenza palpabile: la famiglia vuole giustizia, non scorciatoie.
Chiave per sbrogliare la matassa: Raffaele, l’amico con lui quella notte. Racconta di calci e pugni dopo l’immobilizzazione. La Procura di Roma lo ascolterà presto.
Cos’é successo davvero in quell’appartamento? Le percosse hanno ucciso Michele, o era altro? Napoli attende risposte. E il dibattito infuria.
