Editoriale
Giallo escort: Leão e Calafiori negano, scatta il Garante Privacy
Milano. Due stelle del calcio italiano, Rafael Leão e Riccardo Calafiori, finiscono nel mirino di un’inchiesta scottante su escort e serate proibite. Ma ora smentiscono tutto con forza.
L’agenzia di eventi MA.DE è al centro dell’indagine della Procura di Milano. Presunte attività illecite,组织 di feste private che puzzano di illegalità. I nomi dei calciatori spuntano fuori, ma solo per essere rimbalzati con rabbia.
Rafael Leão, il bomber del Milan, non ci sta. Dal suo profilo social parte un post diretto: «Sono totalmente estraneo ai fatti». Parla chiaro, l’attaccante portoghese. «Siamo persone con una famiglia e una reputazione da difendere». E annuncia avvocati in campo contro chi spara notizie false.
Stessa musica per Riccardo Calafiori, difensore dell’Arsenal. I suoi legali tuonano: «Nessun riscontro negli atti». Il nome del ragazzo? Non figura in un solo documento dell’inchiesta. Solo illazioni, incroci di nomi buttati lì senza prove.
La difesa parla di sgomento. «Frutto di ricerche non supportate», dicono. E puntano il dito sui media: troppa fretta, poca prudenza. Interesse pubblico? Dubitano forte, visto che Calafiori è pulito.
Intanto, irrompe il Garante della Privacy. Nota ufficiale, toni duri. «Bisogna evitare riferimenti eccedenti o non pertinenti». I giornalisti avvertiti: cronaca sì, ma con rispetto per la dignità delle persone.
La movida milanese trattiene il fiato. L’inchiesta va avanti, i legali si preparano. Leao e Calafiori innocenti o ombre da chiarire? E chi ha sparato i primi nomi pagherà? La palla è in area, ora tocca alla Procura.
