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Shock in aula a Castellammare: fratelli Fontana «Estorsione? Solo lavoro!»
Sui pontili di Castellammare di Stabia, regno di resina e cime, due fratelli giurano: non c’entrano con estorsioni e clan. L’aula del Tribunale di Torre Annunziata è un campo di battaglia.
Tutto parte da un blitz dei carabinieri. Controlli serrati nel porto stabiese, cuore pulsante dell’economia marittima alle porte di Napoli. La Procura accusa: i Fontana, noti come “Fasani”, dettavano legge sugli ormeggi. Pressioni, spartizioni, un sistema che soffocava gli operatori.
Le indagini hanno scovato il marcio. Verifiche sulla sicurezza, poi i pentiti. Hanno raccontato assetti criminali nel territorio stabiese, con i fratelli Fontana al centro.
In aula, gli ufficiali dei carabinieri hanno descritto ogni passo. “Abbiamo documentato tutto, pedinamenti e intercettazioni”, riferisce un maresciallo escusso. Il quadro è chiaro: un presunto condizionamento dell’economia locale.
Ora tocca alla difesa. Francesco Fontana, “il Chicco”, e Mauro si alzano. Emotivi, ripercorrono una vita di sudore sui moli.
“Abbiamo passato la vita tra resina, cime e imbarcazioni”, dice Francesco con voce ferma. Niente estorsioni, niente clan. Solo lavoro onesto, dura fatica quotidiana.
I loro avvocati, Olga Coda e Raffaele Pucci, spingono forte. Vogliono testimoni a discarico. Prove che ribaltino l’accusa, dimostrino un’impresa pulita tra i pontili di Castellammare.
La prossima udienza incombe. L’aria è elettrica nel porto stabiese, dove operai e pescatori seguono ogni mossa. Chi ha ragione? I pentiti o i fratelli del mare? L’aula deciderà, ma la città trattiene il fiato.
