«Non possiamo dimenticare Domenico». Le parole di Patrizia Mercolino, madre del piccolo e adorato Domenico, risuonano forti nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, dove la tragedia ha colpito intere famiglie. Ma oggi, mentre si brinda a una notizia inaspettata, i dati riportati dal Centro Nazionale Trapianti portano un messaggio di speranza per la città e per l’Italia.
Nei primi mesi del 2026, le donazioni di organi sono in aumento. Da gennaio all’8 marzo si sono registrate 340 donazioni, contro le 316 dello stesso periodo del 2025. Un risveglio che sfida i timori nati dopo la scomparsa di Domenico, avvenuta a causa di un trapianto di cuore non andato a buon fine. Questo incremento, per non dire un vero e proprio boom, sembra smentire le paure di una popolazione che si interrogava su come tale evento potesse influenzare la fiducia nel sistema dei trapianti.
“Le tendenze sono positive. Siamo contenti di riportare che il tasso di opposizione alle donazioni è diminuito dal 27,7% al 26,9%”, precisa Giuseppe Feltrin, direttore del Centro nazionale trapianti. Ma la vera notizia è l’ottimismo di Patrizia, che esprime gioia nonostante il dolore di una perdita incolmabile. “Fino all’ultimo ho sperato in un cuore nuovo per mio figlio”, dice, con la voce rotta dalle emozioni.
Il timore di una crisi di fiducia sembra superato. “Dopo quella tragedia, paura ingiustificata c’era. Ma ora sono felice. La buona sanità e l’impegno dei medici non devono mai essere messi in discussione”, aggiunge, guardando la gente che si muove nel mercato, indaffarata e perplessa, ma sempre pronta a sostenere iniziative per il bene.
A marzo, in onore di Domenico, nascerà una fondazione a lui dedicata, con l’intento di promuovere la cultura della donazione. “La Fondazione si propone di dare voce a chi soffre e di insegnare il valore del dono”, racconta la madre, riflettendo su un’emozione personale che coinvolge tutti nel quartiere.
“Attendere quella telefonata è un peso che pesano in tanti, ma dobbiamo continuare a sperare”, conclude. Mentre le strade di Napoli continuano a pulsare di vita, rimane aperta una questione: come possiamo, tutti insieme, sostenere questa cultura del dono per onorare la memoria di un piccolo guerriero?