Napoli in allerta: quattordicenne spara in strada, è strage dell’innocenza

Napoli in allerta: quattordicenne spara in strada, è strage dell’innocenza

C’è un dato che fa gelare il sangue: 27 minori arrestati o denunciati per omicidio a Napoli in appena sei mesi. Un rapporto disarmante che, nel primo semestre del 2025, getta una nuova ombra su una città già ferita. È quasi il totale di tutto il 2024, ma il fatto più inquietante è il confronto con il 2019: i numeri sono più che raddoppiati. Non è più solo un’emergenza, ma una vera e propria mutazione del tessuto sociale.

L’ultimo rapporto “Dis(armati)” di Save the Children fotografa un quadro agghiacciante: i giovani hanno fatto delle armi il loro unico strumento di affermazione. Ma non si ferma qui: 73 minorenni sono stati bloccati per porto abusivo di armi in soli sei mesi. Un dramma che non è solo partenopeo; Milano e Roma si attestano a una distanza preoccupante, ma qui i vicoli della Sanità e i Quartieri Spagnoli raccontano una storia di violenza che scivola in una quotidianità devastante. Qui, non si litiga più: si spara. Non si discute: si accoltella. Un linguaggio che ha ridotto la vita a un numero, a un colpo esploso, a una ferita aperta.

C’è una ragione profonda dietro a questa escalation, ed è un mix letale di cinismo criminale e abbandono istituzionale. Le organizzazioni mafiose hanno capito che i minorenni sono le “risorse” più convenienti del mercato del crimine. Un ragazzino di 14 anni è più economico, più costante e meno esposto alle conseguenze legali. Vengono arruolati come carne da macello, attratti da guadagni facili e da un’immagine di potere che viaggia veloce sui social. La pistola è diventata un accessorio, la prigione un trofeo da esibire.

Ma cosa sta facendo lo Stato per affrontare questa emergenza? Troppo spesso, la risposta è stata un semplice accerchiamento, il Decreto Caivano in primis. Un’iniziativa che, per quanto necessaria, sta fallendo nel calci alla radice del problema: i minori rimarranno nel sistema penale senza alcun supporto educativo. Le carceri minorili rischiano di diventare “accademie del crimine” anziché luoghi di riabilitazione.

Antonella Inverno di Save the Children avverte: senza un “cambio di prospettiva” e un approccio integrato, l’emergenza giovanile sarà destinata a esplodere. La violenza si nutre di scarso supporto, famiglie fragili, scuole in crisi, e piazze di spaccio che sostituiscono quelle di aggregazione.

Napoli sta lanciando un SOS attraverso le armi dei suoi più piccoli. Per disarmarli, però, non basterà stringere manette. Ci vuole uno sforzo collettivo per restituire a questi ragazzi un futuro diverso da un dossier giudiziario o un manifesto funebre. La domanda resta: riusciremo a dare loro una chance?

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